il parco - più che un polmone verde, una specie di savana - e offuscata la memoria: nel (fu) epicentro della Repubblica romana, a villa Doria Pamphilj, l'epopea risorgimentale non è certo più rigogliosa della vegetazione. Dopo il monumento funebre di Goffredo Mameli al Verano e i busti garibaldini del Gianicolo, ecco un'altra pagina di storia dimenticata. La targa «viale ragazzi del '49» commemora i giovani caduti sul campo di battaglia. Peccato che, a evocare le loro gesta, sia solo uno slargo anemico bruciato dal sole. Semidistrutta, si legge a fatica un'altra stele dedicata ai fratelli Augusto e Cesare Latini, «morti per l'indipendenza d'Italia». Non solo: all'incuria si aggiunge una piccola gaffe storiografica: i Latini, valorosi combattenti, sopravvissero infatti agli scontri (Gaetano morì nel 1882, Cesare nel 1911). A rivelarlo, dizionario del Risorgimento alla mano, è Giuseppe Monsagrati, ordinario di storia contemporanea alla «Sapienza»: «hanno combattuto per la Repubblica romana, poi hanno collaborato con Mazzini - precisa il professore - ma non sono dei martiri. Forse, la loro fama è stata ingigantita per esaltare la partecipazione dei romani alla causa garibaldina». Tutto il contrario per il monumento ai caduti francesi: quasi una «damnatio memoriae» - intonaci e gradini scheggiati - nel tempio votivo in onore delle vittime d'Oltralpe. Sull'onda delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, Enrico Luciani, presidente del Comitato Gianicolo, suggerisce: «A Villa Pamphilj, il museo della Repubblica romana». Oltre al revival ottocentesco, nel sito (180 ettari, la villa storica più grande di Roma) urge un massiccio intervento di riqualificazione. In primis, il ripristino della vegetazione e delle essenze arboree. Per saggiare il degrado ambientale, basta addentrarsi nel cuore del parco: cumuli di spazzatura, residuo della rassegna estiva «Teatro a Villa Pamphilj», sterpaglia, tronchi e rami accatastati. Fontane a secco, panchine divelte, segnaletica sbiadita trasformano il giardino all'italiana in una tundra. Polveroso, il cartello «Phoenix dactifera» sa di abbandono come la palma anoressica per la siccità. Arido il viale di Venere, nonostante la proverbiale fecondità della dea: dagli alberi di arancio, ingialliti, alle siepi. Stessa desolazione per gli arredi scultorei: statue acefale e scritte a sfondo erotico, in omaggio ad Afrodite. «Ho vissuto nella villa da sfollato, dal '43 al '56 - racconta Franco Antonetti, vice presidente del comitato «Monteverde-Quattro Venti» - ed era splendida». In stand-by, il ripristino di molte strutture (una trentina), edificate al suo interno. «La sistemazione di Villa Vecchia - assicura Carla Benocci, funzionaria della Sovrintendenza comunale - è in fase di completamento. Un caso alla volta, abbiamo ripreso in mano la situazione». Questa, l'agenda di piazza Lovatelli: ultimare i lavori previsti, poi il piano di valorizzazione complessiva. In team con il servizio Giardini, è in programma «un intervento di manutenzione straordinaria, compatibilmente con i cicli stagionali». Prossimi alla consegna, i bagni pubblici ricavati nell'ex porcilaia storica: «C'è un impegno con l'Acea - spiega Benocci - per il collaudo degli impianti tecnologici e della centralina elettrica». Candidati al recupero anche il viale di Venere («Le copie delle statue danneggiate, in cemento e resina, saranno riparate o sostituite») e il monumento ai caduti francesi. Auspica una gestione unitaria, sul piano tematico e delle competenze, il presidente del XVI municipio, Fabio Bellini: «Le opere vanno realizzate, certo, ma poi bisogna dargli una funzione». Qualche esempio: il casale di Giovio, restaurato e mai utilizzato, con il vicino fienile potrebbe ospitare un'area giochi per bambini. Altra ipotesi, trasformare il casale San Pancrazio, meglio noto come «casetta Garibaldi», in un caffè letterario con annesso urban center. Ma la priorità, per il minisindaco, rimane la fruizione pubblica: «Villa Algardi, acquisita dalla presidenza del Consiglio, pone dei problemi di sicurezza e di rappresentanza difficilmente compatibili con l'uso collettivo». E contro le blindature per ospitare i leader stranieri, rilancia una vecchia idea di Rutelli: «La permuta con altri beni, per restituire in pieno Villa Pamphilj alla città».