La repressione effettuata dai carabinieri funziona, ma manca la messa in sicurezza del patrimonio. I numeri dei furti: 8 miliardi di euro il valore del mercato mondiale di opere d'arte rubate, 110 milioni di euro il valore delle opere d'arte rubate in Italia ogni anno, 16.000 il numero di furti in Italia all'anno. C' è un aspetto che rende tutto piuttosto simile alle aste on line su eBay, anzi meglio, perché basta dimostrare che l'icona russa, l'ushabti egizio, la tela secentesca o la statua precolombiana che scorrono sullo schermo del computer siano di vostra proprietà per poterveli portare a casa senza alcun esborso. Il sito è fatto apposta, ma non solo. E' il primo database globale dei tesori rubati e ritrovati, il portolano di mercanti, collezionisti e inquirenti che danno la caccia ai razziatori d'arte. Gratis su Internet, a cura dell'interpol. Rubare un quadro, giurano al quartier generale lionese dell'organizzazione, d'ora in poi non sarà più la stessa cosa. E' un'idea semplice. L'Interpol garantisce la condivisione delle informazioni su ogni crimine potenzialmente in grado di superare la sfera di interesse nazionale. Vale per rapine e omicidi, come per i furti delle opere del patrimonio internazionale. Le quali hanno la peculiarità di essere smerciate alla velocità della luce, Il rischio dell'incauto acquisto è sempre dietro l'angolo, soprattutto in posti come Dubai, capitale degli affari incerti. Senza contare che un grande esperto di falsi, il britannico Eric Hebborn, ebbe a dire che quasi metà della roba che si trova in giro è taroccata. Una giungla insidiosa, quella dell'antiquariato, se l'Interpol da sola vanta un menu da 34 mila pezzi. Per consultarlo si va sul sito dell'organizzazione, si compila un formulario, si attendere qualche giorno e, ottenuta la password, si parte per il viaggio nel grande antro delle meraviglie svanite. Sinora il meccanismo era complesso. Occorreva un abbonamento e periodicamente arrivava un dvd con la banca dati. Il difetto era il costo, 6 dischi per 480 euro o 100 l'uno. Adesso non si paga ed è aggiornato. «C'è anche il motore di ricerca», spiega il maresciallo aiutante Fabrizio Rossi, ora ufficiale specializzato presso il dipartimento Opere d'arte dell'Interpol. E passa a raccontare la storia del Basquiat rubato in Brasile insieme ad altri quadri, un bottino da 8 milioni di dollari. Un anno dopo il dipinto è stato messo all'asta da Sotheby's. Qualcuno ha avuto un dubbio. Ha interpellato l'Interpol e l'articolo è stato opportunamente eliminato dal catalogo. La superpolizia afferma che i paesi preferiti dei ladri sono Francia, Polonia, Russia, Germania e Italia. Rossi aggiunge che è una questione di sostanza ma anche di capacità di offrire dati attendibili alle autorità inquirenti. Gli Stati Uniti, sebbene ben organizzati, non riescono a mettere insieme a livello nazionale dati precisi e puntuali sui misfatti da pinacoteca. Da noi, invece, le cose sembrano andare bene. Dal punto di vista della contabilità furti, almeno, perché per i proprietari sono brividi: solo nel 2008 il Comando Tutela dei beni artistici ha registrato 1031 furti per un totale di 15.837 oggetti. Il problema italiano è l'abbondanza. A Lione dicono che l'attività sul territorio, sostanzialmente affidata ai carabinieri, è «molto buona». Quello che manca è «una adeguata catalogazione del patrimonio e la sua messa in sicurezza». Troppa roba, troppe prede facili. Fra le strette maglie delle forze dell'ordine passa purtroppo ancora un grosso numero di pezzi. Non tutti, però. Lo scorso anno una blasonata casa d'aste torinese ha messo in vendita una Madonna dello Spinolotto, pittore spezzino del XV secolo. Era stata rubata nel 1974 alla Pieve di San Venerio. Se n'erano dimenticati tutti. Non l'interpol. Il database salverà da molti inganni e aiuterà i proprietari a rintracciare i tesori sottratti. Sul sito sfilano pezzi che farebbero felici parecchi musei. Se vi hanno rubato qualcosa, è il caso di andare a vedere. Prima, però, accertativi di poter comprovare la proprietà. In caso contrario, dopo la truffa, scatterebbe la più classica delle beffe.