Il professor Maurizio Seracini ha dedicato una vita (professionale) ad applicare l'ingegneria ai beni culturali, Da 35 anni è il direttore della ricerca per il ritrovamento del leggendario capolavoro di Leonardo, la Battaglia di Anghiari. E per mesi, ha sperimentato con il suo team del Centro di scienze interdisciplinari dell'arte, architettura e archeologia, Cisa3, dell'Università della California a San Diego, la tecnologia a neutronI. Questa tecnologia potrebbe rappresentare la chiave per scoprire se la pittura muraria scomparsa si trova ancora dietro una delle pareti del Salone de' Cinquecento di Palazzo Vecchio. Professore, esiste qualche rischio per legato all'uso dei neutroni? "La fantasia si è sempre sbizzarrita sulla Battaglia di Anghiari. E poi c'è chi soffia sul fuoco. Nel 1975 si diceva addirittura che si sarebbe usato uno speciale periscopio come quello dei sottomarini e si sarebbero mandati raggi per scmtare il Salone de' Cinquecento. Non c'è nulla di pericoloso, e nemmeno scandaloso, nell'uso della tecnologia a neutroni. Tutti avremo da beneficiare, in modo buono, senza speculazioni, ci troviamo di fronte alla possibilità di ritrovare una delle massime espressioni del Rinascimento, e scusate se è poco." E mai stata utifizzata prima? "Mai a questo scopo, E nata per scopi militari: per rilevare esplosivi dietro murature, Nel 2007 Cisa3 ha contattato l'Enea (Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente, ndr) come partner della ricerca, per garantire la tecnologia e il suo uso secondo la normativa, Fino allo scorso aprile, l'abbiamo testata insieme e le prove hanno dimostrato che pu essere usata per trovare un'opera d'arte, La certificazione è stata presentata alla precedente amministrazione, Non è che siamo proprio degli sprovveduti. Siamo in realtà di fronte alla possibilità di sviluppare soluzioni tecnologiche che possono servire per altre decine di capolavori perduti". Come funzionerà questa tecnica di ricerca? "Dobbiamo partire dal presupposto che non possiamo vedere cosa c'è dietro quel muro. Attraverso le ricerche sui documenti storici siamo risaliti esattamente ai materiali utilizzati da Leonardo. E così abbiamo pensato di far interagire i neutroni con questi materiali. Dai risultati capiremo se il dipinto murario c'è ancora, oppure no. Durante le prove all'Enea abbiamo costruito dei muri campione e posto dietro degli elementi, come l'olio che Leonardo usava come legante: li abbiamo individuati". Perchè la convenzione fra Palazzo Vecchio ed Enea per far partire la ricerca non è ancora stata firmata? "E normale, quando si lavora con un'opera d'arte, che ci si preoccupi di deve pagare in caso di danno. Ma non si tratta di un problema di radiazioni. Sono convinto che con il sindaco Matteo Renzi, che già in passato si è impegnato per far riprendere le ricerche,ci sia la concreta possibilità di portare in fondo questa ricerca." Una «caccia» unghissima. Perchè così tanto tempo? "Se sono serviti almeno 34 anni, per me di passione, c'è proprio qualcosa che non va in questo paese. E i finanziamenti sono sempre arrivati fuori dall'Italia. Diciamo che le ricerche si sono condotte a fasi alternate per ostacoli di tipo politico burocratico, che ne hanno impedito la prosecuzione". Crede davvero che la Battaglia di Anghiari sia dietro quella parete? "Io sono tranquillo, c'è. In 34 anni non ho mai trovato una sola prova che mettesse in dubbio la sua presenza: né da un punto di vista documentario, quindi qualche scritto che potesse far pensare che qualcuno avesse distrutto l'affresco o che l'avesse portato via; nè nello studio della trasformazione del Salone de' Cinquecento. Per far l'opera del Vasari non c'era necessità di danneggiare o togliere la Battaglia. L'unica cosa che non posso dire con certezza è quanta opera abbia dipinto Leonardo".