A seguirne le imprese, nel corso degli anni, ho maturato per l'architetto spagnolo Santiago Calatrava un giudizio largamente positivo, per l'originalità delle invenzioni e la quasi matematica congiunzione fra estetica e tecnologia. La sua ricerca coinvolge la grammatica del razionalismo e sancisce una moderna discendenza dalle più originali invenzioni dello stile moderno: quello di Antoni Gaudì. Con questo animo favorevole l'ho incontrato in diverse occasioni e ho presentato, anche, alcuni suoi progetti per la città di Leonardo, Vinci. Essendo al governo, come sottosegretario al ministero dei Beni culturali nel secondo esecutivo Berlusconi, ho anche pensato di affidargli temerarie imprese: ma il tempo breve mi ha impedito l'azzardo. So che nonostante questo attestato di stima da qualche tempo Calatrava mi considera, come molti architetti, un guastafeste, e diffonde strani aneddoti su mie battute irriguardose (ma non da me tenute per tali) in alcuni incontri ufficiali con il ministro della Cultura greco e i nostri ambasciatori a Francoforte, nell'anno in cui la Grecia fu ospite d'onore e presentò un progetto di Calatrava. Ma credo che questo suo malumore nei miei confronti derivi non dal mio temperamento e dal mio gusto per il paradosso, ma da una più volte manifestata avversione per il ponte progettato da Calatrava a Venezia. In quel brutto punto della città che dopo la realizzazione del ponte fascista si raggiunge dalla terraferma, cioè dalla parte posteriore, nella prospettiva anale di piazzale Roma (denominazione già di per sé infelice nella capitale della Repubblica Veneta), ribaltando il tradizionale accesso a Venezia per via d'acqua nel bacino di San Marco, il ponte non serve a niente. Collega l'infausto piazzale delle automobili con la stazione ferroviaria di Santa Lucia. Generalmente chi arriva in macchina non sente l'esigenza di ripartire in treno e chi arriva in treno a Venezia non vuole andare a piazzale Roma per raggiungere Mestre che ha un suo nodo ferroviario terminale (la vera Venezia ferroviaria) di cui la tratta Mestre-Santa Lucia è una appendice, una staffetta, con un trenino di collegamento andata e ritorno. Il flusso delle grandi vie ferroviarie dal nord e dal sud per Bologna, Roma, Napoli o per la Germania passa da Mestre. Dunque una quantità incerta di curiosi viaggiatori improbabili sente la necessità di arrivare rapidamente a piazzale Roma alla stazione. Non si sa perché. Ma anche apprezzando il loro insensato andirivieni, una volta saliti sul primo gradino di vetro del ponte di Calatrava, provato il brivido della sospensione nel vuoto, arrivano alla meta in quattro minuti e trentacinque secondi. Prima che, per affermare le magnifiche sorti e progressive, della città lagunare, l'illuminato sindaco Massimo Cacciari sollecitasse la realizzazione del ponte di Calatrava (già con il pensiero, allargandosi anche a quello della Accademia, misuratamente concepito dal Genio civile), per andare da piazzale Roma dalla parte della Riva di San Simeone Piccolo servita dal bellissimo Ponte degli Scalzi occorrevano cinque minuti e venti. Il risparmio di 50 secondi è costato qualche decina di milioni di euro e la costruzione della più modesta e invasiva delle opere di Calatrava. Prima infatti di arrivare al sommo del ponte, l'arcata taglia a mezzo la prima veduta del Canal Grande proprio verso San Simeone e il Ponte degli Scalzi. Un gesto architettonico modesto, uno sfregio indubbiamente molesto. Ma per quei 50 secondi dal primo giorno in cui il ponte fu in funzione (senza che mai, per evitare proteste, sia stato inaugurato: il taglio del nastro da parte del presidente Giorgio Napolitano sostituito da una passeggiata solitaria e notturna di Cacciari in un giorno imprecisato del settembre scorso perché non ci fosse nessuno, neanche per sbaglio) si è subito detto della sua instabilità, degli spostamenti di alcuni centimetri della struttura di metallo e di vetro dagli ancoraggi a terra. Oggi l'imperturbabile assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz spiega che è tutto in regola, che era previsto, che dopo un anno occorre rendere inagibile l'inutile ponte per qualche giorno con diversi disagi al traffico d'acqua quotidiano. Facendo perdere ai cittadini veneziani, ai turisti e ai sopraddetti curiosi viaggiatori improbabili, almeno dieci minuti per risparmiare i famosi 50 secondi. In questo quadro l'idea che ogni anno occorra provvedere al monitoraggio di quegli spostamenti sarà stata anche una misura prevista da Calatrava ma è certamente scomoda irridente i vantaggi della tecnologia se si pensa che tutti gli altri ponti non ne hanno bisogno e sono stati concepiti e costruiti dai cento ai cinquecento anni fa. Il Ponte di Rialto non dà preoccupazioni, quello degli Scalzi neppure, e neanche il precario Ponte dell'Accademia. L'ultimo, il più recente, il più moderno, il più tecnologico, ha bisogno di stampelle. Oltre altri accorgimenti per non fare inciampare il pedone distratto e sospeso. Meglio allora sospendere il ponte, rassegnarsi ai cinquanta secondi in più ritrovando la tranquillizzante visione del Canal Grande. Ciò che oggi si denuncia con la necessità di annuale manutenzione conferma che il ponte di Calatrava, né bello né brutto, rientra nel ciclo dei lavori pubblici denominati, con circolare ministeriale, G.O.I.: Grandi Opere Inutili.
VENEZIA - Il ponte di Calatrava traballa: ultimo flop di un'opera inutile
L'architetto spagnolo Santiago Calatrava ha progettato un ponte a Venezia che collega piazzale Roma con la stazione ferroviaria di Santa Lucia. Il ponte è stato costruito con tecnologie moderne, ma è stato criticato per la sua instabilità e per il fatto che non serve a niente, poiché il flusso delle grandi vie ferroviarie passa da Mestre. Il ponte ha bisogno di stampelle per il pedone e richiede un monitoraggio annuale per garantire la sua sicurezza. La costruzione del ponte ha costato decine di milioni di euro e ha causato un risparmio di 50 secondi per i viaggiatori.
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