Risorse pubbliche inferiori a quelle del 2007 (2,5 milioni in meno), un avvio senza certezze di finanziamenti privati ed ecco che la Biennale d'Arte di Venezia ha dovuto ridisegnare il sistema di fund rising ponendo anche le basi per durare oltre il 22 novembre. Una scommessa imprenditoriale, fondata sulla ricerca di finanziamenti presso fondazioni e sponsor privati e sul ripensamento dei contratti con gli artisti. «Sui 10 milioni di euro, incluse le spese generali, del costo dell'Esposizione Internazionale d'Arte Fare MondiMaking Worlds diretta da Daniel Birnbaum, 1,8 milioni sono stati raccolti da sponsor privati, più l'ausilio di 620mila euro dalle fondazioni d'arte. A oggi, tra biglietti (passati da 15 a 18 euro), cataloghi e merchandising, abbiamo coperto circa il 70 delle spese» spiega al Sole 24 Ore Paolo Baratta, presidente della Fondazione Biennale dal gennaio 2008, in carica fino al gennaio 2011 (l'intervista integrale è sul sito www.arteconomy24.ilsole24ore.com). Riuscire a incassare 4,6 milioni in poco più di due mesi dall'inaugurazione del 7 giugno è un ottimo risultato che fa prevedere un indotto significativo dalla presenza di 77 paesi oltre ai 44 eventi collaterali: c'è chi calcola in 1 a 6 o a 8 il moltiplicatore tra invesimento e indotto economico sul territorio. Si stima una spesa non inferiore ai 15 milioni per i paesi che non hanno sede espositiva: a fine Biennale ognuno avrà speso dai 50 ai 300mila euro per affitto, guardiania, trasporto, assicurazione opere, catering, comunicazione e soggiorno. A confermare una buona tenuta, nonostante la crisi, è il flusso di visitatori: 150.244 al 26 agosto, con una media giornaliera di 1855 persone. Ma al di là dell'indotto immediato, un nuovo corso si preannuncia per il resto dell'anno: «Abbiamo voluto costruire un legame più duraturo con gli artisti che espongono in Laguna e riconciliare i veneziani con le attività della Biennale», spiega Baratta. In che modo? «Un'opera in Biennale aggiunge Baratta può essere parte del tronco, dei rami o dei germogli. Il tronco è composto da opere note che servono al curatore per rappresentare il tema della mostra: sono le opere dei padri, chieste in prestito e spesate da noi. I rami costituiscono la maggior parte delle opere presenti, e sono lavori di artisti in carriera per i quali esporre in Biennale costituisce un vantaggio: a loro abbiamo chiesto di trovare la copertura degli oneri. Infine, i germogli: giovani artisti che abbiamo ospitato con un nostro contributo pieno, ma con alcune clausole contrattuali, come il diritto di trattenere le opere per un certo periodo ed esporle in altri musei e strutture». Insomma la Biennale proseguirà dopo la Biennale. «Il calo delle risorse ha introdotto un criterio più congruo per tutti prosegue il presidente - Modificando le regole di fund rising sono arrivati più soldi di prima, il rapporto con le fondazioni si è stretto e proseguirà con attività permanenti e workshop per giovani artisti a Venezia. Puntiamo inoltre sull'attività di educational e sulla costruzione di una comunità online». Venezia si candida così a rappresentare l'arte contemporanea in modo pprmanente; di più, a fare sistema con gli altri musei italiani di contemporaneo. Baratta rilancia: «Se un domani i musei, dal Man al Mart e al Castello di Rivoli per esempio, fossero interessati alla Biennale allora potrebbero candidarsi a curare la mostra al Padiglione Italia. Che, invece di essere gestito dal Mibac, potrebbe esporre i lavori degli artisti acquistati dai musei italiani. La Biennale potrebbe diventare così il luogo dove i musei pubblici mostrano le loro scelte», ipotesi interessante. Infine, sembra attenuarsi quel tradizionale velo di diffidenza tra la Biennale e il suo territorio: «La Biennale si è radicata meglio in città conclude Baratta, abbiamo realizzato al Palazzo delle Esposizioni la biblioteca, una sala dedicata all'education, il bookshop e la caffetteria aperti tutto l'anno. E poi a Ca' Ciustinian, a due passi da piazza San Marco, apriamo il Palazzo ad attività espositive, seminari, incontri e musica per tutto l'anno. Sarà una specie di Campiello sull'acqua dedicato ai veneziani, troppo spesso sopraffatti da un turismo mordi e fuggi o da un'offerta solo attenta al gran lusso». Basterà a dare respiro alla Biennale d'Arte? Sicuramente un passo importante per cominciare a fare sistema.