«Coloro che sanno per esperienza che cosa sia il riuscire in una impresa lunga e penosa oltre la speranza possono essi solo figurarsi la gioia ondio fui preso penetrando, per primo fra tutti gli uomini attualmente viventi sul globo, in uno dei più belli monumenti dellAntico Egitto». Così scriveva Giovanni Battista Belzoni nella giornata del 16 ottobre 1817 dopo aver scoperto la tomba del faraone Sety I, padre del celebre Ramesse II. Proprio alla fortunata scoperta dellegittologo padovano è dedicata la mostra «Tutte le anime della mummia. La vita oltre la morte ai tempi di Sety I» allestita attualmente a Chianciano negli spazi del Museo Civico Archeologico (sino al 6 gennaio 2010). Lesposizione, curata da Daniela Picchi, nasce dallidea di ricostruire parzialmente una delle tombe più grandi della Valle dei Re. Una soluzione progettuale ispirata proprio da una mostra che lo stesso Belzoni allestì a Londra, negli spazi dellEgyptian Hall di Piccadilly, nel maggio del 1821 e che venne visitata da migliaia di londinesi: le cronache dellepoca parlano di 2000 visitatori solo nel primo giorno di apertura. Lesposizione riunisce inoltre alcuni oggetti che avevano fatto parte originariamente del corredo funebre del faraone e che sono andati dispersi fra diversi musei europei. Tra essi numerosi ushabti vale a dire statuette funerarie che, rianimate, avrebbero potuto aiutare il defunto, giunto nellOltretomba, nei lavori agricoli. Altri reperti esposti illustrano ulteriormente la figura del padre di Ramesse II, tra essi si vuole segnalare almeno una singolare scheggia di calcare proveniente dalla Valle dei Re e acquistata da un altro egittologo italiano Ernesto Schiaparelli. Su un lato della scheggia è raffigurata la testa di un faraone, identificato proprio con Sety I, e sullaltro il profilo di un giovane principe: si tratta probabilmente di uno schizzo preparatorio tracciato da uno dei decoratori della sua tomba. Lungo il percorso espositivo è affrontato anche il tema del rituale funerario in età ramesside (1292-1075 a. C.): attraverso alcuni reperti di provenienza diversa si è tentato di ricostruire un ideale corredo funerario che sarebbe potuto appartenere a un personaggio di alto rango dellepoca. In questo caso lintento didattico, sotteso allintero progetto della mostra, diviene palese e ne costituisce uno dei punti di forza.