Il caso Incarico al dirigente della città lombarda. «Mani libere per il Comune» Valzer di Sovrintendenti nel Nord Est, ma Verona, la quarta città turistica d'Italia, resta a piedi. E' in corso infatti in queste ore una serie di avvicendamenti ai vertici del settore dei Beni Culturali. Cambiano i «numeri uno» di Venezia, Brescia, Trieste e altre città. Ma Verona non avrà, almeno per ora, un proprio responsabile per il delicatissimo settore dei Beni Architettonici e Paesaggistici. L'incarico, infatti, sarà affidato «ad interim» ad Andrea Alberti a Brescia, dove è giunta trasferito da Venezia. Sabina Ferrari passerà dalla Sovrintendenza della nostra città a quella di Venezia. Ed anziché nominare un successore, il suo incarico (che copre anche le province di Vicenza e Rovigo) sarà affidato proprio ad Alberti. Gli avvicendamenti, voluti dal ministro Bondi, sono destinati a fare discutere.Per i Beni Artistici e Storici, nella nostra città rimarrà invece Fabrizio Magani. La città e i suoi tesori Il caso La quartà città turistica d'Italia affidata a un interim esterno. I dubbi sui motivi della scelta Soprintendenza decapitata Verona «gestita» da Brescia Incarico al dirigente del capoluogo lombardo, che dovrà occuparsi di altre 5 città. L'Idv: «Così interverrà poco, mani libere per la città» VERONA Valzer di Sovrintendenti nel Nord Est, ma Verona, la quarta città turistica d'Italia, resta a piedi. E' in corso infatti in queste ore una serie di avvicendamenti ai vertici del settore dei Beni Culturali. Cambiano i «numeri uno» di Venezia, Brescia, Trieste e altre città. Ma Verona non avrà, almeno per ora, un proprio responsabile per il delicatissimo settore dei Beni Architettonici e Paesaggistici. L'incarico, infatti, sarà affidato «ad interim» ad Andrea Alberti a Brescia, dove è giunta trasferito da Venezia. Sabina Ferrari passerà dalla Sovrintendenza della nostra città a quella di Venezia. Ed anziché nominare un successore, il suo incarico (che copre anche le province di Vicenza e Rovigo) sarà affidato proprio ad Alberti. Gli avvicendamenti, voluti dal ministro Bondi, sono destinati a fare discutere. A Padova, tra l'altro, arriverà Vincenzo Tinè, proveniente dal ministero e protagonista di una polemica col sovrintendente dell'Arena di Verona, Francesco Girondini, sulla possibile copertura del nostro anfiteatro. Per i Beni Artistici e Storici, nella nostra città rimarrà invece Fabrizio Magani. Mentre il «grande capo» veneto resta il direttore regionale del Ministero per i Beni e le Attività culturali, Ugo Soragni. Ma le discussioni si concentrano sul mega-incarico affidato ad Alberti. Ferrarese, già responsabile del Centro operativo della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici per le Province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini, Alberti deve sovrintendere ad un'area vastissima che comprenderà Mantova, Cremona, Brescia, Verona, Vicenza e Rovigo: 6 province e 660 comuni. Un senatore bresciano (il dipietrista Gianpiero De Toni) ha già tuonato che «per impedire ad un organo di controllo di svolgere il proprio compito in una città si possono usare molti metodi e uno di questi è oberarlo tanto da impedirgli di intervenire dove se ne presentasse il bisogno». E giusto ieri, l'Udc veronese, in una conferenza stampa dedicata al Piano Casa, ricordava come anche per i nuovi regolamenti di attuazione della legge regionale in materia, a Verona sarà bene fare molta attenzione, visto che esistono, sia nel capoluogo che in provincia, a partire da tutta la Valpolicella, molte parti di territorio «vincolate» dai Beni Ambientali, su cui dovrà vigilare la Sovrintendenza. Su tutto, infine, il tema dei rapporti spesso conflittuali tra il sindaco Tosi e il settore dei Beni Architettonici. Dell'anno scorso lo sfogo più clamoroso del sindaco contro le Sovrintendenze definite dal primo cittadino «un organo di derivazione borbonica, con poteri assoluti » e accusate di «fermare lo sviluppo e la crescita della città ». Tosi si riferiva allora agli stop imposti ai lavori per i parcheggi di piazza Viviani e lungadige Capuleti. Tema tuttora aperto (anche se a piazza Viviani il caso è chiuso, con rinuncia a creare i posti macchina), assieme ad altre «pratiche» delicate, come quella (fondamentale per i bilanci di palazzo Barbieri) della vendita dei palazzi storici e del loro futuro utilizzo. Tutte questioni, assieme a quella del piano-casa, su cui la forzata lontananza del Sovrintendente, impegnato su ben sei province, potrebbe lasciare le mani più libere agli ammini-stratori veronesi. Che in questo caso, quindi, più che protestare per una mancata nomina in riva all'Adige, potrebbero (magari senza dirlo ad alta voce) tirare un sospiro di sollievo.