L'altro Nerone Come in ogni museo archeologico gli oggetti in mostra hanno secoli di storia alle spalle. Ma qui, uno speciale fascino spesso proviene da quelle didascalie, lì ad indicare i luoghi dei ritrovamenti: «dal mare»... E sul mare affacciano i resti della Villa imperiale di Anzio, villa che fu di Nerone, imperatore tra i più celebri nell'immaginario collettivo (anche tra quanti ignorano la storia) e personalità da cui promana un fascino che questa mostra allestita fino al 16 gennaio nel Museo civico archeologico della città balneare contribuisce ad alimentare, con oggetti (pochi, ma ben selezionati) provenienti dal British Museum di Londra e dai Musei Capitolini di Roma. Nerone, come è noto, ad Anzio nacque, proprio in quella Villa che lui stesso farà poi ristrutturare e di cui oggi si ammirano imponenti resti. La mostra fa parte di un più ampio progetto pluriennale, con con cui l'amministrazione guidata dal sindaco Luciano Bruschini intende organizzare mostre che avvicinino la città al suo ricchissimo passato, attraverso l'esposizione di reperti rinvenuti in zona e che poi la storia ha disperso in tanti musei del mondo (e nello stesso museo, ospitato dal 2002 nella cardinalizia e seicentesca Villa Adele, ristrutturata, è stata prorogata per un anno anche l'esposizione dello splendido Ninfeo di Ercole a mosaico, dal Museo nazionale romano). Gran parte delle opere in mostra sono state infatti ritrovate ad Anzio (alcune delle quali durante i dragaggi di quel porto che nacque inizialmente come pertinenza di servizio alla Villa) tra la fine del Seicento e l'Ottocento. Si tratta di statue, oggetti, frammenti decorativi, cammei e monete che testimoniano la ricchezza e il lusso delle residenze anziate di età imperiale (e che si intrecciano con il collezionismo storico di personaggi quali il cardinal Alessandro Albani, proprietario di una villa in zona che ancora oggi porta il suo nome). Tra i materiali dei Capitolini, esposto il celebre vaso di Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, e le quattro Are dei venti, di forma cilindrica, con testi e incisioni riconducibili ai pericoli della navigazione, che potrebbero essere collegate a un Tempio dedicato a Nettuno, dio del mare, di cui parlano le fonti antiche. Del Cratere di Mitridate, in bronzo, venuto alla luce durante i dragaggi nell'antico bacino portuale nel 1740 e forse proveniente da Delo, probabile bottino di guerra razziato dall'esercito romano nel corso del lungo conflitto che vide impegnati i generali Silla, Lucullo e Pompeo Magno, si pensa considerata l'importanza del reperto a una collocazione originaria in luogo pubblico o forse nella stessa residenza di Nerone. Interessanti anche i quattro frammenti di decorazioni in ossidiana (uno dei quali con incavi per una decorazione floreale oggi perduta). Vetro naturale di origine vulcanica, materiale durissimo e di difficile lavorazione, l'ossidiana suggerisce una committenza prestigiosa, indizio di appartenenza a un edificio di altissimo livello. In mostra, come ci si aspetta, anche effigi di Nerone, tra le poche esistenti in realtà, considerando il fenomeno della damnatio memoriae cui l'imperatore andò incontro: il suo volto compare comunque, tra gli altri pezzi, in una statuetta in bronzo, in un sigillo di corniola inciso a rilievo con volto ornato di corona d'alloro e in altre gemme (suoi ritratti ci sono giunti soprattutto grazie a monete e alla glittica, con le fonti che documentano l'abitudine dell'imperatore di creare gemme con il proprio ritratto da distribuire al popolo in occasione di giochi). Bellissimo infine (forse il pezzo più pregevole dell'esposizione) il piccolo busto di Agrippina minore in calcedonio verde, in cui la sorella di Caligola, madre di Nerone, appare con l'acconciatura tipica della tarda età Claudia; mentre la bella testa colossale neroniana del British, con tipica arricciatura ondulata, pur ritenuta antica nel Settecento, dovrebbe però essere una copia di quell'epoca XVIII secolo in cui molto si diffuse il collezionismo delle teste dei Cesari.