Se anche Scajola riconosce che siamo saturi di cemento A IMPERIA, quasi contemporaneamente, si è inaugurato, con sfoggio di mogli-madrine illustri (signore Scajola e Confalonieri), un primo tratto delle opere per il nuovo grande porto turistico (il molo lungo) e si è svolta unallegra manifestazione di giovani contro la cementificazione delle coste ("Abusivissima 2009"). Due eventi in stretto rapporto tra di loro. Il molo inaugurato è bello, elegante, e la sua linea leggera fa sperare che la bravura dellarchitetto Morasso abbia alla fine la meglio sulle eccessive dimensioni che gli sono state imposte e sulle discutibili varianti volute dal costruttore. Ma certo resterà il rimpianto di come il nuovo porto sarebbe potuto essere, se allesperto architetto fosse stato chiesto di farlo semplicemente po più piccolo, come tanti avevano inutilmente domandato. Ora pare (finalmente) che il ministro Scajola riconosca che si sta per raggiungere il punto di saturazione e che Beatrice Cozzi Parodi si converta al piccolo. Parlando ai giornali la Signora dei Porticcioloni ha spaventato dicendo che sulla costa ligure ci sono ancora ampie possibilità di intervento cementiero, ma ha, per la prima volta, un po tranquillizzato precisando che i porti dovranno essere piccoli, in modo da non alterare la conformazione naturale del paesaggio. a rinuncia al gigantismo non è solo una resa al buon senso della stessa speculazione, né (come più probabile) linevitabile prezzo da pagare per continuare a costruire. È anche il primo frutto delle proteste di quanti, come i giovani di "Abusivissima", chiedono che si immagini per la nostra regione anche un futuro diverso da quello delledilizia. Bisogna pretendere la cementificazione zero per ottenerne una meno invasiva e più bella, per avere lavori pubblici che badino, oltre che ai ricavi dei costruttori, anche alla gratificazione di chi li guarda e vive. Italo Calvino aveva scritto che la Liguria è «così poco attenta a se stessa che, anche dove questimmagine è la ricchezza principale, come il paesaggio..., non ci si preoccupa di cancellarlo.. col cemento». Lo ricorda, nel suo bel rapporto per la Società geografica italiana, Massimo Quaini, che suggerisce per la nostra regione modelli e luoghi di sviluppo diversi da quelli edilizi, concentrati inevitabilmente tutti lungo la stretta e costipata linea costiera. Certo, la costruzione dei porti dà lavoro a tanta gente. Certo, le imbarcazioni che vi saranno ospitate daranno lavoro per la loro manutenzione. Certo i loro proprietari frequenteranno e arricchiranno locali pubblici e negozi. Ma è possibile che non ci sia, per il futuro dei figli delle riviere, altra prospettiva di lavoro che quella di basso profilo che prevale (per ora) nei porti turistici? Non sarebbe opportuno prevedere e formare opportunità e professionalità più qualificate almeno in questo settore? E, soprattutto, non sarebbe il caso di articolare gli interventi di sviluppo e investimento pure in altre direzioni, per favorire occupazione di qualità per i giovani che non intendono darsi alla nautica o al suo indotto? La classe dirigente locale si autocelebra inaugurando le nuove opere edili, assecondata da una stampa che le esalta a tutte maiuscole. Ma limpressione è che nasconda dietro di esse la propria incapacità a pensare a diverse ipotesi di futuro: a un turismo più colto e meno volgare, più in armonia col paesaggio, meno rumoroso e inquinante; ad attività che richiedano competenze superiori; a lavori di prestigio e gratificazione economica e intellettuale, affinché per i giovani di qui non si prepari solo un modesto avvenire da mozzi o camerieri.