LA POLEMICA SULLA CULTURA Gruppo libero Primavera di Prato POLITICA E CULTURA1 La conferma di Beccaglia un atto di intelligenza Sono stata nel consiglio d'amministrazione del Centro Pecci dall'87 al '94 e ho avuto il privilegio di collaborare con Enrico Pecci; purtroppo per poco tempo prima della sua improvvisa scomparsa che gli impedì di essere presente all'inaugurazione di quel museo, intitolato a suo figlio, che lui con grande passione, intuito e lungimiranza, uniti ad una non comune umanità aveva fortemente voluto per la nostra città. Non so cosa penserebbe Enrico Pecci della Prato di oggi ma credo che riconoscerebbe alla gestione Beccaglia il merito di un'autentica passione e di notevole capacità imprenditoriale. La riconferma da parte del nuovo sindaco è stata, a mio parere, un atto di pragmatismo e di intelligenza politica. Cenni è perfettamente consapevole dell'importanza per la Prato di oggi delle eccellenze culturali e molto più della un po' triste querelle sul numero di biglietti staccati, sa quanto sia importante che il Centro Pecci sia stato riconosciuto dalla Regione unico Museo regionale per l'Arte Contemporanea, nonostante la storica opposizione di Firenze. Sa quanto possa essere funzionale a Prato che il Pecci (e Prato) sia conosciuto a Londra a Shanghai a Hong Kong a Berlino a New York a Pechino eccetera. Cenni è un imprenditore e conosce l'importanza di un risanamento del bilancio, del taglio degli sprechi ma anche della competenza della passione, del modo di operare e di immaginare. Siamo tutti d'accordo che Prato abbia in questo momento una necessità strutturale di puntare sulla cultura; credo si possa cominciare anche da un linguaggio nuovo fatto di concretezza e di pragmatismo, ma anche di fantasia di coraggio e di anima. Il vecchio linguaggio "politichese", la ricompensa ai "portatori d'acqua" non aiuta la città che mai come ora ha bisogno delle sue energie migliori. Lasciamolo a chi il politico lo fa per mestiere. Daniela Mantellassi POLITICA E CULTURA2 L'assessore e Panariello ormai regna il divertimento Alla base delle dichiarazioni rese in questi giorni dall'assessore Beltrame si percepisce che la cultura sia considerata come qualcosa di "superfluo". Dietro insomma lo spettro dei soldi mancanti appare la volontà di impoverire ancor più un settore ormai in declino e che sta per essere cancellato, anzi, che lo è già, dal divertissement televisivo, di cui ormai si vedono esempi anche nei teatri. Non è un caso poi che il sindaco Cenni abbia chiamato, come consigliere della cultura, Giorgio Panariello. Si ignora che attorno alla cultura esiste una economia ormai allo sfascio. E a Prato, diverse imprese che vi erano legate, come per esempio quelle di assistenza tecnica, sono morte. La musica è muta; il teatro insignificante e vuoto; le arti figurative chiudono i battenti, e l'assessore alla cultura non si pone nemmeno una domanda al riguardo. O si pensa che la cultura sia organizzare mostre sul Lippi e l'anno datiniano e basta? Si pensa che la cultura sia affaire turistico? Non una parola spesa per rendere viva la città, significativa, parlante; per mettere i suoi cittadini in grado di farlo: la cultura da sempre è un rimedio efficace contro l'emarginazione, la violenza, lo squallore che ormai vediamo dilagante in città, e non solo nei quartieri cinesi. I cinesi sono molto più forti di noi, più vivaci economicamente non solo perché molti di loro vivono nell'illegalità, ma anche perché noi non abbiamo nessun vero modello culturale, se non quello commerciale. Ma in quello ci hanno superato. E stia attenta, la signora, quando parla, perché palesa il suo disprezzo verso chi si rivolge a lei a proporle progetti, a cercar finanziamenti. Gruppo libero "Primavera di Prato"