29-08-09, IL TIRRENO Livorno Quattro "solidi", una moneta d'oro di epoca romana da Costantino in poi, sono stati ritrovati nel corso dello scavo archeologico del Portus Pisanus in via Firenze. Soltanto spiccioli? Mica tanto, se è vero quanto si sussurra: uno di tali reperti sarebbe stato datato dagli esperti come risalente all'era di Antemio Procopio. E siccome stiamo parlando dell'imperatore romano d'Occidente nel periodo dal 467 al 472 dopo Cristo, significa che l'antico scalo era in attività anche ben dopo l'ultima testimonianza conosciuta: quella di Rutilio Namaziano. Anzi, risulta che proprio da questa campagna di scavi gli studiosi abbiano tratto l'idea che il porto sia rimasto in funzione almeno fino al 550-600 dopo Cristo. Non basta: sono state anche rinvenute tracce - in pratica: quasi nient'altro che fondamenta - di un tempio mitreo. E anche le fondazioni di un edificio commerciale di età romano-imperiale realizzato probabilmente su un altro fabbricato, forse risalente al terzo secolo avanti Cristo. Di più: erano già stati rinvenuti, a circa 200 metri di distanza nello scavo di tre anni fa, marmi che consentono agli archeologi di ipotizzare una attività di export: duemila anni fa non molto lontano dalle banchine di oggi. Ma lo scavo è stato di nuovo ricoperto dalla Soprintendenza archeologica. Lo conferma anche Mario Tredici, assessore alle culture nella giunta Cosimi: spiega che si è trattato di un «intervento di messa in sicurezza dell'area da parte della Soprintendenza». In base al decreto di occupazione temporanea adottato dalla Soprintendenza per fare gli scavi l'area «dovrà essere riconsegnata alla proprietà entro il 5 settembre». Segno che Comune e Soprintendenza hanno detto già la parola "fine" e abbandonato ogni idea di valorizzare questi scavi? Al contrario, dice l'assessore: «La decisione di procedere alla messa in sicurezza, già assunta da tempo e finalizzata alla protezione del sito, sia dagli agenti atmosferici, sia soprattutto dall'acqua che fluisce dal sottosuolo, non pregiudica in nulla le prospettive di valorizzazione dello scavo in rapporto al suo reale valore scientifico per la storia delle origini della nostra città». A quanto è dato sapere, l'istruttoria della Soprintendenza punta all'apposizione di vincoli molto rigidi sull'area: in sostanza, niente edificazioni e possibilità di compiere ulteriori scavi in futuro. L'assessore Tredici non nega le difficoltà di reperire i fondi ma spiega che chiederà alla Soprintendenza cosa può fare il Comune per sostenere la campagna di scavi: al riguardo avrà «al più presto» un incontro con lo staff dell'istituzione archeologica regionale.