In molti la definiscono la scoperta più importante nel mondo etrusco a nord dell'Arno degli ultimi decenni. In effetti, i presupposti scientifici ci sono tutti. Stiamo parlando del colle di Pietramarina, un incantevole fazzoletto di terra diviso fra i comuni di Vinci e Carmignano, dove è ripresa anche quest'anno la campagna di scavo nell'area archeologica. Potrebbero essere fasi decisive, come lo furono i mesi di scavo dello scorso anno e di quello precedente, durante i quali tornarono alla luce poderose strutture murarie rimaste nascoste per decine di secoli, che consentirono di ricostruire le varie fasi di vita della cittadella etrusca. Trent'anni di scavi. La storia della straordinaria scoperta è affascinante. E lunga. Tutto cominciò da alcune felici intuizioni di archeologi di prim'ordine che portarono la soprintendenza, negli anni Settanta del Novecento e poi nel decennio successivo, ad effettuare alcuni saggi; i risultati furono incoraggianti, ma non c'erano fondi per procedere e tutto si fermò. Gli scavi più interessanti nel sito infatti sono stati effettuati a partire dal 2004 dal Comune di Carmignano su concessione del Ministero per i Beni Culturali, e sono stati realizzati, fra mille difficoltà, grazie all'opera dei volontari del Gruppo Archeologico Carmignanese, sotto la direzione scientifica della dottoressa Maria Chiara Bettini, archeologa e direttrice del museo archeologico comunale di Artimino, con il contributo della Provincia di Prato. Tali indagini hanno riportato alla luce una vera e propria cittadella fortificata etrusca, dotata di un'imponente cinta muraria e di edifici che si estendevano anche oltre il perimetro delle mura, dislocati fin sulle pendici del monte. La cinta muraria, oggi magnificamente conservata, dal perimetro quasi circolare, misurava circa tre metri di spessore, e lo scavo degli anni scorsi ha permesso di riportare alla luce dei tratti consistenti, adesso restaurati con un processo di musealizzazione all'aperto all'avanguardia, teso a rendere fruibili da subito le scoperte archeologiche. Nelle vicinanze, fuori dalla cinta muraria, si staglia l'inquietante profilo del "Masso del Diavolo", simbolo etrusco foriero di tenebrose leggende e meta da secoli di misteriosi pellegrinaggi. Da vedere. La cittadella etrusca . L'insediamento in questione, situato su un'altura in posizione dominante sulla valle dell'Arno, risale nel suo complesso al V secolo avanti Cristo e faceva parte delle fortificazioni del confine meridionale dell'area d'influenza etrusca artiminese-fiesolana. Dalle ultime ricostruzioni è emerso che quest'insediamento si trovava al centro di un vero e proprio sistema articolato di comunicazioni presente in tutta l'Etruria settentrionale: da Pietramarina si osserva chiaramente Volterra da una parte, il mar Tirreno dall'altra con il "portus pisanus" in bella evidenza, situato allora nei pressi di Livorno. Voltandosi indietro si vede la Valdipesa, Montereggi, tutto il medio Valdarno, Artimino e Fiesole, la piana fiorentina e quella pratese. Pietramarina, punto nevralgico al centro di questa rete d'insediamenti, metteva in contatto la costa tirrenica e l'entroterra volterrano, attraverso Fiesole e Monte Morello, con tutto il versante emiliano dell'Appennino e con la Pianura Padana. Esisteva anche nel mondo etrusco un sistema di comunicazioni molto efficiente e strutturato, basato su "stazioni di ripetizione" visiva delle informazioni collocate in punti strategici: una di queste era Pietramarina, ed era una delle più importanti, autentico punto di riferimento fra Mar Tirreno e Pianura Padana. Il parco attrezzato . Oggi il sito archeologico ancora in corso di scavo è ampiamente visitabile, e vi si può arrivare tranquillamente a piedi, dopo una piacevole passeggiata. «Abbiamo istituito il parco archeologico con il preciso scopo di far visitare l'area a tutti coloro che lo vorranno - ha affermato soddisfatto il sindaco di Carmignano Doriano Cirri - realizzando la segnaletica, le recinzioni, panchine, bacheche con pannelli informativi in italiano e in inglese». Il parco comprende un sentiero attrezzato, utilizzabile anche dai non vedenti, denominato "Parco in tutti i sensi". Il percorso è corredato di pannelli in legno dotati di mappe tattili, testi e giochi naturalistici.