si chiude l'era più feconda dopo lamboglia Lascia l'archeologo Massabò, nominato Soprintendente in Sardegna. Ma promette il suo impegno per la città Albenga. Il "padre" del piatto blu e delle grandi scoperte archeologiche albenganesi dell'ultimo ventennio lascia Albenga. Fin da martedì mattina Bruno Massabò sarà a Sassari dove dirigerà la Soprintendenza ai beni archeologici della Sardegna settentrionale. Per l'uomo che dal 1991 si è occupato in veste di delegato delle ricerche albenganesi si tratta di una promozione, ma nel cuore di Massabò la gioia è mista a un velo di malinconia. «Il nostro è uno dei pochi mestieri che lasciano spazio al romanticismo - spiega Massabò - L'archeologia è una scienza, ma è una di quelle scienze, forse l'unica, in cui le emozioni e le convinzioni di ciascuno hanno un ruolo importante. Quindi capita che trascorrendo tanto tempo a lavorare in un posto ci si affezioni. Quando poi il posto è affascinante come Albenga non si può fare a meno di innamorarsi». E siccome chi ama non dimentica, il neosoprintendente della Sardegna promette di non staccarsi completamente dalla città delle torri. «La prossima settimana sarò qui per l'ultima visita guidata alla mostra dei vetri, poi tornerò ancora e cercherò di fare il pendolare tra la Liguria e la Sardegna. Parlerò con il nuovo soprintendente della Liguria, e gli chiederò di poter mantenere un ruolo e un legame professionale con Albenga. C'è da completare il museo e ci sono ancora molte cose da fare. Il mio legame con Albenga non finisce qui, ovviamente nel pieno rispetto di chi avrà il ruolo che ho avuto io fino a oggi». Il rapporto tra Bruno Massabò e la soprintendenza da una parte, la città e l'amministrazione dall'altra non è stato sempre idilliaco. Tutti ricordano ad esempio gli scontri con il re rosso, Angioletto Viveri. «Quando sono arrivato diciotto anni fa ho trovato una situazione in cui l'archeologia era vista come un fastidio, un intralcio allo sviluppo della città. Poi ci sono stati gli eventi alluvionali, che sono stati un po' strumentalizzati per metterci a tacere. Erano tempi in cui non solo ad Albenga ma un po' ovunque non c'era una grande sensibilità nei confronti della storia e dell'archeologia». Poi i tempi sono cambiati. «Fortunatamente aumentata la sensibilità generale nei confronti di queste cose. Inoltre ho avuto la fortuna di trovare alcune persone che hanno sposato la nostra causa, e il clima è cambiato». Vuole citarne alcune? «Sarebbero molte, ma se devo fare due nomi dico Mauro Zunino e Antonello Tabbò, due persone intelligenti, encomiabili e di grande sensibilità. Se negli ultimi anni abbiamo ottenuto certi risultati il merito è anche loro. Poi c'è Umberto Airaudi, c'è Gerry Delfino e tanti cittadini come Angelo Gastaldi, che ci hanno sempre incoraggiato». Così sono arrivate grandi scoperte come il piatto blu, la necropoli dei Liguri, i reperti nel greto del Centa e tanto altro. Adesso c'è da trasformare la mostra dei vetri in un vero e proprio museo. «Deve diventare il museo della storia di Albenga dalla preistoria ai giorni nostri. Per farlo bisogna che le future amministrazioni continuino ad avere la stessa sensibilità e si diano da fare per trovare le risorse necessarie». E c'è da valorizzare la Julia Augusta, con il teatro romano e tutto il resto. «Un'altra ricchezza incredibile della città. Ma Albenga ha davvero tante bellezze e ricchezze da scoprire e da valorizzare». E un porto romano da trovare. I muri che affiorano dal Centa non sembrano quelli del porto. «Sono i resti del ponte medioevale. Ma il porto è lì, non c'è dubbio, e prima o poi salterà fuori». Ma tra le scoperte cui Massabòè più legato c'è (oltre al piatto blu) la villa rustica di Lusignano. «Ci ha permesso di provare la grande ricchezza agricola di Albenga ai tempi dei Romani, una ricchezza tale da permettere a Proculo di andare alla conquista dell'impero romano. Ma vedrete che di scoperte importanti ad Albenga se ne faranno altre, purché la città continui a volerle e ad aiutare chi verrà dopo di me come ha fatto con me in questi anni. Da parte mia un aiuto non mancherà mai». Luca Rebagliati
LIGURIA - Vent'anni di scoperte: Ora serve il museo
Bruno Massabò, l'archeologo e soprintendente di Albenga, lascia la città dopo 18 anni di lavoro. Massabò promette di mantenere un legame professionale con Albenga e di continuare a lavorare per la città. Ha lavorato per la Soprintendenza ai beni archeologici di Albenga e ha condotto numerose scoperte archeologiche, tra cui il piatto blu e la necropoli dei Liguri. Massabò è stato anche coinvolto in conflitti con l'amministrazione locale, ma afferma di aver trovato una maggiore sensibilità nei confronti della storia e dell'archeologia in città. Lasciando Albenga, Massabò assume il ruolo di Soprintendente ai beni archeologici della Sardegna settentrionale.
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