PAESTUM. «Vogliamo offrire ai responsabili dei siti inseriti nella lista mondiale dell'Unesco, uno strumento per la valorizzazione dei beni culturali che consenta di sfruttare al meglio questo inestimabile patrimonio e che contestualmente permetta di monitorare gli interventi secondo standard comuni». Il sottosegretario alle Attività e ai Beni culturali, Nicola Bono, ha individuato questo strumento nel piano di gestione, una sorta di norma quadro che «ognuno poi adatterà al proprio sito secondo le singole caratteristiche». Un modello che permetterà di abbattere i costi del 70-75, considerato che l'Unesco non ha fondi per finanziare le singole iniziative e che lo Stato non può farsi carico di intervenire nei 37 siti già dichiarati «patrimonio dell'umanità». «Una metodologia di intervento - aggiunge Bono - che consenta di mettere insieme tutti gli elementi caratteristici di questi luoghi, secondo precisi criteri da mettere a disposizione dei privati ed attivare investimenti. I siti riconosciuti dall'Unesco hanno certamente un valore aggiunto che però bisogna saper utilizzare. Ecco perché diventa fondamentale il piano di gestione». Piani che dovranno interagire con i sistemi turistici locali, nati dalla riforma del settore del turismo che la Regione siciliana non ha ancora recepito, anche se lo Stato versa nelle sue casse i fondi nazionali previsti. Invece continuano ad essere mantenute in vita le Aast e le Aapit, benché cancellate con una norma della finanziaria regionale del 2000. Sono queste le incongruenze che emergono quando si va al nocciolo della questione, cioè sfruttare dal punto di vista economico l'enorme patrimonio culturale dell'isola. «Se la Regione continua a perdere tempo - avverte il sottosegretario - dimostreremo che se ne può fare anche a meno, perché l'autonomia non può essere una palla al piede. Nei prossimi mesi daremo vita a due sistemi turistici locali, uno nella zona collinare della provincia di Siracusa, che comprende Palazzolo Acreide, Buccheri, Buscemi, Feria, Cassare, Canicattini Bagni e Sortine; e un altro nel sud-est, cioè Noto, Avola, Portopalo, Rosolini e Pachino. Due aree di uno stesso territorio, ma con peculiarità diverse che saranno messe a disposizione degli imprenditori locali, ma soprattutto nazionali, che hanno interesse ad investire in questa parte della Sicilia. In questi due esempi, Palazzolo Acreide e Noto faranno da traino per le aree circostanti». Il sindaco di Noto, Michele Accardo, per dare coerenza alle linee indicate dall'Unesco, ha incaricato la professoressa Tatiana Kirova, del Politecnico di Torino e componente della commissione consultiva del ministero, di sovrintendere alla redazione del Prg della «Città del Barocco». Accardo, inoltre, considerato che le casse comunali sono piuttosto asfittiche, chiederà, come ha fatto la Regione Lazio, ad alcuni deputati regionali di presentare un disegno di legge all'Ars per finanziare i piani di gestione dei quattro siti siciliani compresi nella lista dell'Unesco: Val di Noto, Valle dei Templi, Villa Romana di Piazza Armerina e Isole Eolie. Per quest'ultimo sito si attende la prossima riunione di Parigi dell'Unesco, contrario al mantenimento dell'attività estrattiva della cava di pomice. «Abbiamo proposto una soluzione intermedia - dice Bono - per fare in modo di contemplare l'attività lavorativa ed il rispetto ambientale, ma le Eolie in ogni caso non saranno cancellate dalla lista del patrimonio mondiale». Alla conferenza di Paestum ha partecipato anche il sindaco di Modica, Pietro Torchi, il quale ha indicato la sua città come la sintesi ideale per il nuovo turismo tra arte, cultura e gusto: «Nel 2003 abbiamo avuto 800.000 visitatori, contiamo di arrivare ad un milione nel 2004. Mentre Taormina e le isole Eolie registrano un calo, Modica cresce».