Varese Era ai Giardini Estensi, è abbandonata nell'ex macello Festeggiare l'Unità d'Italia a Varese, la Betlemme del Carroccio? A sentire alcuni leghisti, è un po' come parlare di corda in casa dell'impiccato. Se è vero che i seguaci di Bossi considerano Garibaldi un antieroe e l'unità una disgrazia. Ma qualcuno ci prova ancora, una lista civica, questa volta, che ha chiesto al Comune di ristrutturare nientedimeno che la statua dell'Italia Unita, con tanto di spada sguainata e corona in testa. Un monumento simile a quello di Brescia, dello scalpellino di Viggiù Giovanni Franzi. Dal 1869 faceva la guardia ai Giardini Estensi, il parco municipale del capoluogo. Venne rimossa nel 1956 perché aveva il basamento pericolante. Probabilmente fece anche qualche caduta nei magazzini comunali, e infatti oggi giace in un ripostiglio dell'ex macello civico, con le braccia spezzate. Che brutto destino. Eppure, nel 2005 una banca avrebbe donato 10mila euro per la sua ristrutturazione. Lo sostiene il consigliere comunale Alessio Nicoletti. Che rivolge un appello al mondo della cultura: «Chiediamo al sindaco perché non abbia ancora usato i soldi per ristrutturare la statua. Festeggiamo anche a Varese l'Unità d'Italia, rimettendo l'Italia Unita al suo posto, nei giardini municipali». Dopo le sortite leghiste su inno e dialetti, è tradizione che a Varese ci si lanci in polemiche sui simboli: italianisti, contro padani. Un consigliere del Pdl ha già chiesto che in consiglio si canti l'Inno di Mameli. Ma in casa Lega si fa spallucce e difficilmente l'amministrazione si attiverà. «La vicenda della statua non ci interessa, non ne sapevo nulla dice il sindaco Attilio Fontana . Sono polemiche strumentali costruite ad arte per farci arrabbiare. Ma c'è anche un vincolo della soprintendenza, non possiamo aggiungere elementi decorativi nuovi in un giardino del Settecento». Roberto Rotondo