Unauto abbandonata proprio a ridosso del muro di cinta, rifiuti ingombranti intorno, la cancellata fatta a pezzi, il prato a chiazze e poi il bookshop devastato e i bagni distrutti. Appare così, a quattro anni dallinaugurazione in pompa magna, il giardino della Zisa. I custodi e gli stessi vigili chiedono che sia istituito il servizio di sorveglianza notturna: «Qui la sera è terra di nessuno», dicono. Intorno al castello, nel parco affidato al Comune, i segni dellincuria e dellabbandono Una carcassa dauto allingresso, la cancellata fatta a pezzi, un serbatoio di eternit a ridosso e un vecchio frigorifero abbandonato, il prato intorno al castello ridotto a una spianata di erba secca. E poi, il bookshop, devastato, insieme con gli infissi degli uffici e della biglietteria. Appare così il parco del castello della Zisa ad appena 4 anni dallinaugurazione in pompa magna. Se il corpo principale del gioiello arabo gode di una vigilanza continua, il giardino, affidato alle cure del Comune, diventa terra di nessuno al calare della sera. Resistono due lingue di prato che i giardinieri riescono a mantenere in vita. Per il resto, i vandali, lincuria e il tempo, hanno anche distrutto parte della staccionata in legno che circondava una vasca, al suo posto adesso ci sono transenne e fettucce arancioni. Del giardino della Zisa è già difficile intuire se sia aperto o chiuso. Lingresso centrale, il cancello, rimane quasi sempre accostato e una catena consente il passaggio di una sola persona per volta. «Se lo teniamo completamente aperto - spiega sconsolato Giovanni Messina, uno degli agenti della polizia municipale in servizio di vigilanza - rischiamo di trasformare il parco in una pista per i motorini». Se lespediente serve almeno ad evitare questo, nulla si può contro le scorribande notturne. Il movimento inizia intorno alle 7 di sera. «Quando i vigili vanno via e arrivano le coppiette e i gruppetti», spiega Giuseppe Giarraffa, 64 anni, operatore Gesip. Scopa in mano e cestino, Giarraffa fa il pieno di cicche e cartacce. «Dovete credermi - dice - preferivo lavorare dieci volte di più al cimitero dei Rotoli, per i morti, che qua con questi cani di mannara». Insieme con lui cè un altro operaio Gesip, Mario Nuccio, 41 anni, al lavoro da 4 mesi: «È necessario un servizio di custodia notturna. Qui si chiude ufficialmente alle 21, ma ci sono tanti di quei varchi che rendono il giardino terra di nessuno». Un giro per i vecchi dammusi rivela in che condizioni siano i locali ristrutturati che avrebbero dovuto essere utilizzati per accogliere i visitatori. I bagni sono stati depredati o fatti a pezzi. Vetri in frantumi ovunque e toppe rattoppate nella speranza che difendano ancora un po dalle ondate periodiche dei vandali. Tra luogo di ritrovo e territorio di scorribande il confine è labile: «Qui è lunico posto che abbiamo per vederci», sussurra Marco mentre se ne sta accovacciato sui gradini, a poca distanza dal gruppo degli amici. Il vigile Messina mostra le inferriate con le sbarre divelte: «Qui ne manca una, qua due e qui ne hanno fatte sparire tre». Lungo il perimetro di accesso cè persino la carcassa di una Lancia Dedra. È abbandonata, ha i sigilli della polizia municipale ma resta lì ed è in ottima posizione: «Serve a scavalcare il muro di recinzione, nella parte meno esposta del giardino».