PAESTUM. Non basta che l'Unesco dichiari «patrimonio dell'umanità» alcuni siti di inestimabile valore in tutto il mondo se poi questi luoghi non diventano traino per la promozione di culture e di attività economiche. Insomma, la conservazione e la tutela è importante, ma non è sufficiente. Per il governo di questo incommensurabile bene, infatti, occorrono veri e propri piani di gestione in grado di consentire di monitorare gli interventi e poter continuare ad operare sotto l'egida dell'Unesco. E' questo il tema centrale della seconda conferenza nazionale dei siti italiani iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco che ha preso il via ieri (e si conclude oggi) a Paestum, promosso dal sottosegretario alle Attività e Beni culturali, Nicola Bono, che lo scorso anno volle celebrare la prima assise a Noto uno dei siti di maggiore interesse tra quelli riconosciuti. In Sicilia, oltre il Val di Noto, fanno parte di questa prestigiosa «lista» la Valle dei Templi di Agrigento, la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina e l'arcipelago delle isole Eolie. L'Italia, insieme con la Spagna divide il record dei siti riconosciuti: 37 che presto potranno diventare 39, portando l'Italia al primo posto, con la candidatura di altri due siti. Il piano di gestione, dunque, diventa lo strumento essenziale per il governo del patrimonio culturale riconosciuto dall'Unesco. «Dicono che il nostro petrolio sia in superficie - ha sottolineato il sottosegretario Bono - i piani di gestione devono diventare la trivella per trasformare questo petrolio in ricchezza. Il turismo culturale, in Italia, incide solo per il 23 per cento. Subiamo la concorrenza internazionale per un problema di costi. Negli ultimi quattro anni abbiamo registrato, a livello nazionale, una perdita secca del 7 per cento. Sono almeno dieci milioni l'anno i fruitori del turismo culturale, ben pochi scelgono il nostro Paese. Pertanto, bisogna migliorare l'offerta e, soprattutto, i servizi». Il presidente della Regione campana Antonio Bassolino che ha annunciato l'illuminazione notturna dei templi di Paestum, ha portato l'esempio concreto messo in atto dalla sua amministrazione, l'Art Card Campania: «Un biglietto integrato che permette di accedere al sistema museale e archeologico della Campania e consente di viaggiare per tutta la rete dei trasporti pubblici regionali. Colleghiamo - ha aggiunto Bassolino - tutti e cinque i siti Unesco e ulteriori 45 siti culturali dell'intera regione». Lo scorso anno sono state ben 145,000 i visitatori della Campania che hanno utilizzato l'Art Card. Una maggiore sinergia per la proposizione di nuovi siti all'Unesco è stata chiesta dal ministro per l'Ambiente Matteoli, il quale, con una punta polemica, ha chiesto di non considerare di secondo piano i siti «a carattere prevalentemente naturalistico». Il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, da parte sua, ha rilevato che grazie alle moderne tecnologie sarà possibile fruire meglio di questo enorme patrimonio, anche di quello che ricade nelle aree svantaggiate del Paese: «Mettere insieme il nostro prestigioso passato con le avveniristiche tecnologie del futuro è la scommessa del presente». Alla Conferenza dei siti italiani Unesco hanno partecipato anche il presidente della pontificia Commissione per i Beni culturali, mons. Mauro Piacenza, e Francesco Caruso ambasciatore d'Italia presso l'Unesco. A fare gli onori di casa il sindaco di Paestum Pasquale Marino e il presidente della Provincia di Salerno Alfonso Andria.