Beccaglia smentisce i dati sulle presenze e chiede scelte chiare sul futuro del Museo «C'è scarsa conoscenza di cosa siamo e di cosa facciamo» RI.TE. Al centro, suo malgrado, del primo caso politico della nuova giunta, il presidente del Pecci, Valdemaro Beccaglia, dice la sua. C'è chi dice che i problemi sollevati dall'assessore Beltrame siano legati al nodo delle future nomine. Lei cosa ne pensa? «Spero proprio di no. Forse i problemi sono dovuti alla scarsa conoscenza della realtà del Centro Pecci e probabilmente anche alla minima frequentazione delle sale espositive, ma l'approccio è assolutamente sbagliato. Faccio solo un esempio: che senso ha prendere il dato di bilancio delle giacenze dei cataloghi e delle opere grafiche in magazzino come se fosse un dato negativo? Nel magazzino di un Museo non ci sono certo lupini... E quanto al ritornello dei soldi agli "amici", di certo non riguarda me, né il Cda del Pecci, perchè non abbiamo mai preso un euro». Parliamo di fatti: è vero che il Pecci ha meno di tre visitatori al giorno? «Questo è assolutamente falso. Sono dispiaciuto che si sia preso il dato dei biglietti interi venduti come se corrispondesse all'utenza totale del Centro. Abbiamo avuto, nel 2008, quasi 60.000 presenze. I biglietti strappati, controllabili alla Siae, sono 4.740. Le presenze alle inaugurazioni 8.500 e si tratta di un dato oggettivo perché per motivi di antincendio siamo costretti a contare le persone. Le presenze per le iniziative a ingresso libero, che sono anche contate e comunicate quotidianamente, 10.000. Le presenze alle mostre esterne, in Italia e all'estero, certificate da autorità quali il Comune di Roma, il Ministero degli Esteri e le diverse ambasciate, sono 15.000. Le iniziative della didattica e della biblioteca hanno registrato altre 5.000 presenze. L'alto numero di ingressi gratuiti è una scelta, coerente con la finalità prima del Museo: che è di diffondere cultura e non di fare guadagni». Il contributo del Comune per il Pecci è di un milione e 300 mila euro. Basta? «Non spetta a me conoscere la sostenibilità degli impegni del Comune per la cultura. Il Comune di Prato non è il solo a sostenere il Museo Pecci; lo è stato, ma fino al 2004 e con un impegno addirittura superiore. Dal bilancio 2008, le entrate del Museo sono di circa 2,5 milioni di euro, raddoppiando il contributo del Comune, raggiungendo il budget necessario per poter gestire una struttura come questa, ottenendo finanziamenti dalla Regione e da sponsor privati. Abbiamo risanato il bilancio ricollocando il museo a livello internazionale. Ma se il Comune non dovesse crederci più, come potrebbero crederci altri sponsor?». E allora? «Se, come dice il sindaco Cenni, il Pecci è "uno strumento importante per la promozione della città", allora la prima sinergia deve avvenire tra me e l'assessore alla Cultura con la quale dobbiamo lavorare per utilizzare al meglio questo "strumento". Se non è così la nostra Prato avrebbe perduto anche quella capacità di utilizzare ogni risorsa disponibile per lo sviluppo e si perderebbe anche il senso del mio impegno».
TOSCANA - PRATO. Senza una sinergia col Comune, non si va avanti
Valdemaro Beccaglia, presidente del Centro Pecci, ha smentito i dati sulle presenze del museo, affermando che il numero di visitatori è inferiore a tre. L'assessore Beltrame ha sollevato problemi legati alle future nomine e alla scarsa frequentazione delle sale espositive. Beccaglia ha risposto che il dato di bilancio delle giacenze dei cataloghi e delle opere grafiche in magazzino non è un dato negativo, ma piuttosto un esempio di come il museo gestisce le sue risorse. Ha anche smentito il dato dei biglietti interi venduti, affermando che il museo ha avuto quasi 60.000 presenze nel 2008.
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