Oltre che col Milite ignoto onorato nel suo sacello come simbolo di gratitudine patria, dal 2 giugno prossimo festa della Repubblica, sino al 2011, cento-cinquantesimo dell'Unità d'Italia, il Vittoriano celebrerà e "racconterà" la nostra storia con un ciclo di otto mostre, intitolate «Le radici della Nazione», suddivise per sezioni, per epoche, per eventi che hanno caratterizzato e segnato i nostri secoli. La prima mostra, aperta sino al 5 settembre, è una specie di prologo espositivo, di "indice", e difatti presenta le «Fonti per la storia d'Italia» che sono state scelte e utilizzate, attingendo specialmente alla biblioteca del Senato, col corredo dei filmati forniti dall'Istituto Luce. Tra questi, una selezione di cinegiornali d'epoca per accadimenti eccezionali come la firma della Costituzione e l'apertura del Concilio ecumenico. Nemmeno a dirlo, l'iniziativa, gestita dal ministero dei Beni culturali, è sotto l'alto patronato del Quirinale. Non solo, ma è stata fortemente voluta, incoraggiata e applaudita dal presidente della Repubblica in linea con la "vena nazionale" che caratterizza il suo settennato e la sua predicazione patriottica. Lo ha confermato il ministro Giuliano Urbani: «II progetto è nato qualche anno fa, e proprio quando il presidente Ciampi mi diede un importante incarico a cui molto tiene e che molto mi onora, quello di "seguire" il Vittoriano per farne sempre più, oltre che l'altare, il museo della Patria». «Le radici della nazione - ha filosofeggiato il ministro - sono il segno tenace di una civiltà che sa produrre unità (lingua, diritto, arte, cultura) dalla diversità delle cento, mille città, una prodigiosa storia di scambi continui e di particolarismi vitali. E perciò vanno valorizzati anche i dettagli, oltre che i capisaldi». Ecco così che il "museo patrio" diventerà un nobile ed istruttivo bric-à-brac di ogni cimelio, da un Portolano del Cinquecento ai primi scritti in italiano, dall'originale del Cantico delle Creature alla meno francescana bandiera di combattimento della nave Giulio Cesare, dai codici miniati alla prime raccolte legislative e statuti comunali, da una mazza cardinalizia disegnata dal Bernini, ai dipinti di Francesco Guardi e ai filmati su Giotto, Piero della Francesca e Masaccio. C'è anche il famoso e curioso Indovinello veronese, dell'VIII secolo, considerato il primo scritto in volgare, un'allusione all'attività dello scrivano, un giornalista di allora. L'ignoto autore sembra un burino più che un precursore, e difatti dice: Se pareba bovesalba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba (C'era una volta un bue bianchi prati arava e bianco aratro teneva e nero seme seminava). Insomma, una mostra introduttiva come numero zero delle altre più approfondite e specifiche rassegne che verranno: nel 2005 «Fonti del territorio», nel 2006 «Simboli d'appartenenza», nel 2007 «Oltre i confini dell'anima», nel 2008 «Arti e mestieri», nel 2009 «Apprendere e comunicare», nel 2010 «Italia e Europa» e nel 2011, per finire con il titolo riasssuntivo dell'intera settennale rassegna, «Le radici della Nazione». Il comitato scientifico dell'iniziativa presieduto da Giuseppe Talamo, che ha voluto «una linea tematica, non cronologica», è variamente assortito con studiosi di varie tendenze: Claudio Strinati, Sabino Cassese, Giuseppe Calasse, Francesco Margiotto Broglio, Piero Melograni, Salvatore Settis. Conclude, assicura e auspica il ministro Urbani: «Sarà una celebrazione della nazione, non del nazionalismo, e mi auguro che, in un grande sforzo corale da qui al 2011, alle mostre del Vittoriano si affianchino altre iniziative delle Regioni e di altri enti locali». Sotto con i nuovi indovinelli veronesi...