Biblioteche part-time per mancanza di personale. «E magari fra qualche settimana arriveremo pure a doverne chiudere qualcuna, sempre perché gli addetti scarseggiano mentre i tagli alla cultura, invece, quelli prosperano». E questo il grido d'allarme lanciato qualche giorno fa dall'assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri in una lettera inviata al sindaco Chiampanno e, per conoscenza, all'assessore all'Istruzione Beppe Borgogno. La questione è semplice e disarmante al tempo stesso. Tutte le biblioteche cittadine (in qualche struttura si è protestato, come nel caso della Cascina Marchesa, in altre la novità è ancora passata sotto silenzio a causa della pausa estiva) soffrono di carenze di personale. Al momento gli addetti in forze sono 153, ma per far funzionare queste strutture a tempo pieno ce ne vorrebbero almeno altri 70. E, proprio nella città in cui i prestiti di libri nell'ultimo anno sono saliti arrivando a segnare un record nazionale (quasi uno per abitante nel 2008), ecco che le biblioteche torinesi si vedono costrette a chiudere la porta in faccia ai propri utenti per tre mattine - o tre pomeriggi, dipende dai casi - la settimana. Ed ecco spiegata la preoccupazione dell'assessore alla Cultura Alfieri che già da parecchi mesi sta combattendo la sua personale battaglia affinché la cultura, sotto la Mole, non vada verso la chiusura per mancanza di personale. Dopo aver scritto una lettera al sindaco (che pare intenzionato a risolvere la questione) l'assessore ha chiesto un incontro al collega all'Istruzione Beppe Borgogno per vedere se sia possibile trasferire una settantina di persone che già lavorano nello stesso settore delle biblioteche, ma collegati alle scuole, alla divisione biblioteche: «Si tratterebbe di un trasferimento indolore - aveva già detto a suo tempo Al- fieri all'ex collega Saragnese, titolare della delega all'Istruzione -, si tratta di personale già formato che andrebbe a colmare una carenza di un servizio pubblico fra i più utili della società mai stato in così profonda sofferenza». L'unico salvagente possibile per le biblioteche torinesi arriva proprio dall'Istruzione «perché di soldi, come si sa - spiega dolente Alfieri -, non se ne parla nemmeno». Ora a settembre il titolare della Cultura e l'assessore Borgogno si incontreranno per affrontare l'emergenza. Emergenza denunciata anche dagli stessi fruitori delle biblioteche All'osso L'organico attkio è calato di pi deI 25 AIf ieri scrive al sindaco «Siamo senza addetti)) Emergenza In diversi Dissenso Molti fruitori istituti si è protestato stanno raccogliendo firme L'istruzione potrebbe «prestarne» 70 Porte serrate per tre mattine o pomeriggi a settimana, in attesa dei vertice di settembre attraverso copiose raccolte firme come quella realizzata dai frequentatori della struttura alla Cascina Marchesa. Ma cosa risponde in proposito l'assessore Borgogno, che dovrebbe «regalare» una settantina di addetti alla Cultura? «Se ne pu parlare, io non sono contrario a priori - ha spiegato ieri - e appena ricevuta la lettera ho spiegato al collega che avremmo cercato una quadra insieme, perché alla fine bisogna fare in modo di garantire i servizi pi utili al cittadino». E le biblioteche sono - a raccontarlo sono gli stessi numeri in possesso del Comune - fra le strutture pi gradite e frequentate da torinesi e stranieri che le considerano uno strumento di integrazione ineguagliabile. «A fronte di tanto successo, e di un modello Torino che nel recente convegno nazionale sulle biblioteche è stato lungamente dibattuto - ha aggiunto ieri l'assessore Alfieri -, noi siamo costretti a chiudere questo patrimonio per parecchie ore settimanali. E una rinuncia che pagheranno in termini di ricaduta sociale tutti i quartieri. Non dimentichiamo infatti che le biblioteche delle zone a rischio che offrono Internet point a costo zero al fianco dei libri riescono ad attrarre tanti giovani che in questo modo non stanno più sulla strada».