ROMA «Le fontane di Roma sono comunali dice Federica Galloni, soprintendente ai Beni archeologici e al Paesaggio di Roma presso il ministero dei Beni e delle Attività culturali Comunali, ma vincolate. Significa che ogni operazione ad esse relativa, dalla pulitura al restauro, necessita di un nulla osta ministeriale. Una volta ricevuta l'autorizzazione, la soprintendenza ai Beni culturali di Roma, quella, per intenderci, che ha al suo vertice Umberto Broccoli, provvede agli interventi». Stigmatizzando senza mezze misure, come ogni cittadino italiano affezionato al patrimonio artistico-culturale della collettività nazionale, lo sfregio subito dal Dio Tevere alle Quattro Fontane, Galloni osserva come il centro storico di Ronia sia particolarmente esposto, data la sua estensione, al vandalismo: «Il cuore storico di Roma è grande, non tutti i monumenti si trovano in zone di passeggio, povere di traffico, molto visibili e dunque molto controllabili. Qui spesso una fontana si trova, come nel caso del Dio Tevere, in un punto trafficatissimo, dove la gente trasloca in macchina. In altre città d'arte, da Venezia a Firenze, i centri storici sono invece assai più ridotti, l'opera d'arte è per lo più al centro di zone pedonali che consentono un maggiore e migliore controllo». Quanto alla spesa che gli atti vandalici comportano alle casse comunali, spiega: «Il costo venale di un restauro come quello che il Dio Tevere richiederà, dovrebbe essere relativo. Ma non è questo il punto. Il centro storico e l'abbondanza di opere d'arte che offre alle perversioni vandaliche o alle intemperanze dei nuovi barbari non dovrebbero essere una causa inalienabile. Sarebbere meglio ricevere soltanto le solite richieste di nulla osta per le ripuliture». Le fontane di Roma. Amate da Catullo, Ovidio, Seneca, ma anche da Goethe, D'Annunzio, Ferlinghetti. Messe in musica da Respighi. Firmate Bemini, Borromini, Cellini, Mademo, Della Porta. Universi d'acqua nei cui visceri gli ingegneri idraulici di una volta hanno costruito magie di piombo, intrecci di tubi capaci di arrivare dappertutto e raggiungere le altezze necessarie a creare giochi liquidi, begli artifici deputati a indurre la meraviglia. Oggi, nella città oppressa dal traffico e dai vandali, hanno poche difese. Eppure esiste una poetica squadra di nove esperti, in forza all'Acea, che tutela le fontane, la conservazione degli impianti idraulici, la manutenzione degli stessi e la gestione delle acque. Sono i primi ammiratori degli ingegni che curano. Parlano con estrema competenza delle fontane appartate e delle cosiddette fontane mostra, simbolo di un grande acquedotto, dove l'emozione dell'acqua ha un suo corrispettivo estetico clamoroso. Pensiamo al Fontanone del Gianicolo per l'acquedotto Paolo, alla Fontana del Mosé di Largo S.Susanna per l'acquedotto Felice, alla Fontana di Trevi per l'acquedotto Vergine. Cose perfette, progettate e costruite quando non si disponeva, per dare forza e direzioni all'acqua, nemmeno dell'ausilio delle pompe. Pensiamo al lavoro di Nicola Salvi per la Fontana di Trevi: effetti meravigliosi, movimenti acrobatici della massa liquida ottenuti sfruttando unicamente la caduta dell'acqua da differenti altezze. E, dietro le quinte, solo una rete di condutture plumbee. I cavalieri delle fontane, quando chiamati a intervenire, non tolgono e non buttano nulla degli antichi materiali. Si limitano a sturare, pulire, rattoppare, tramutare, con l'ausilio di moderne pompe, l'antico circolo di acqua a perdere nel ri-circolo di una stessa massa liquida. Dagli anni Cinquanta ad oggi, cioè da quando ci si è accorti che non era più possibile sprecare l'acqua e farla definire dalle fontane nella rete fognaria, il sistema del ri-circolo si è molto diffuso. Benefattori contro vandali. Chi vincerà?