Nazione, identità nazionale, cultura italiana, radici comuni...: concetti discussi appassionatamente ma ancora di difficile definizione. Che cosa ci unisce in questo Paese delle mille città e delle province che crescono continuamente di numero, delle disparità tra Nord e Sud, della competitività del mercato e dell'agricoltura assistita, delle montagne e del mare, delle metropoli selvagge e dei borghi di antica civiltà? Se ne è discusso molto verso la fin degli anni ottanta e durante gli anni Novanta, sotto le spinte - complementari, più che contrapposte - dell'apertura all'Europa da una parte e all'imporsi di nuovi e vecchi localismi dall'altra. Che cosa unisce? È anche per offrire un contributo «scientifico» alla risposta che è nato il progetto «Le radici della Nazione», voluto dal Ministero per i beni e le attività culturali con il Senato della Repubblica: sei mostre più una introduttiva e un evento finale. Le mostre si inanelleranno a Roma, dentro il Vittoriano, da qui al 2011, anno in cui si celebrerà il 150 anniversario dell'Unità d'Italia. E hanno, appunto, lo scopo di documentare come i caratteri specifici delle molteplici realtà territoriali nei secoli hanno contribuito alla costruzione di un'identità nazionale ancora oggi viva e vegeta. Perché, come ha detto il ministro Urbani ieri, durante la presentazione del progetto, la storia italiana «è caratterizzata dalla presenza di un'accentuata pluralità di forme civiche», quindi da una grande diversità che però si è coniugata ad una unitarietà «che ci consente di parlare di civiltà italiana». Ingomma la pluralità «sa produrre un sistema d'insieme». Anche perché il «particolarismo italiano» non è mai stato del tutto chiuso: «Le nostre città avevano mura altissime, ma erano aperte all'universalità: non vivevano nell'isolamento, ma erano consapevoli di essere parti del mondo», ha chiosato Urbani. E forse è proprio questo il motivo per cui nel nostro paese l'unità culturale è arrivata molto prima di quella politica, e la grandezza del pensiero filosofico e della produzione artistica hanno contraddetto la miopia politica. Il progetto ha preso l'entrata in uso dell'italiano come termine temporale da cui partire per questa ricostruzione delle radici. I materiali esposti saranno i più vari: quelli artistici, ovviamente, ma anche preziosi e poco conosciuti documenti provenienti dalle collezioni della Biblioteca del Senato, e i filmati dell'archivio storico dell'Istituto Luce. La prima mostra si intitola «Fonti per la storia d'Italia», e sarà inaugurata il 2 giugno dal presidente Ciampi, per restare aperta fino al 4 settembre 2004. Fra i documenti esposti c'è anche una pergamena proveniente dalla chiesa inferiore della basilica di San Francesco in Assisi: contiene due testi autografi di san Francesco e l'originale del Cantico delle Creature.