l'inchiesta «E' SINGOLARE il fatto che molti imprenditori liguri, compresa la dottoressa Beatrice Parodi, prendano a paragone la Francia per giustificare un modello di sviluppo che comporta la sistematica occupazione del patrimonio costiero e ambientale. Singolare perchè in realtà in Costa Azzurra, a cominciare dalla vicinissima Mentone, il novanta per cento delle spiagge è libero, e la progettazione degli approdi turistici deve sottostare a una serie di vincoli che nel nostro Paese non hanno riscontri. Senza contare che oltreconfine il rapporto tra portualità ed edilizia è di gran lunga inferiore, e comunque molto più armonioso e compatibile con il profilo costiero. Sono altri i termini di paragone cui bisognerebbe fare riferimento, e non saranno nuovi e ulteriori porticcioli a ridurre i margini di vantaggio che in chiave turistica premiano la Francia». I Verdi liguri, per voce di Riccardo Cassini, intervengono sul dibattito aperto dal Secolo XIX sulla "riviera delle marine", i progetti in dirittura d'arrivo e quelli ancora nel cassetto, e il rischio di saturazione della costa dell'estremo ponente. Un'opinione, quella degli ambientalisti, lontana anni luce dal punto di vista che esprime l'imprenditrice alla guida del gruppo Cozzi-Parodi, impegnata in prima persona in tutte le iniziative portuali (fatta eccezione di Ospedaletti) del ponente. «Ci mancherebbe. Beatrice Parodi fa il suo mestiere, che è quello di costruire immobili, alberghi e approdi turistici. E lo fa legittimamente, attraverso gli strumenti urbanistici e di pianificazione che mettono a disposizione i vari enti territoriali. Detto questo - afferma Cassini - non è scritto in nessun manuale che la Parodi abbia ragione quando pretende di indicare nel "suo" modello quello giusto, anzi unico. Noi pensiamo, invece, che occorra individuare altre forme di sviluppo, che vanno nella direzione opposta, cioè di salvaguardia della costa e sfruttamento culturale e turistico del nostro patrimonio ambientale».