Sono Internet e i mercati dell'Est la nuova frontiera del traffico di opere d'arte trafugate. A parlarne è Giovanni Nistri che dal 2007 guida il comando dei carabinieri che tutela il patrimonio culturale. Gli scavi clandestini diminuisco, mentre le chiese restano il principale bottino dei predatori. Nella capitale sono sorvegliati speciali la periferia e le aree archeologiche non scavate. Uscendo da Roma, l'Etruria meridionale e la zona di Guidonia». II generale Giovarmi Nistri, da quasi tre anni è alla guida del Comando dei Carabinieri di tutela del patrimonio culturale. E mentre festeggia il quarantesimo anniversario dalla fondazione del nucleo (tra gli eventi, nella capitale la mostra Antologia di meraviglie a Castel Sant'Angelo dal 10 settembre al 30 gennaio), guarda alle nuove sfide, «come Internet, piazza per opere trafugate o falsificate» e alle vecchie insidie, «a cominciare dalla difficoltà di proteggere luoghi aperti o beni non adeguatamente catalogati». Roma è un grande museo all'aperto. Passati gli anni delle aggressioni selvagge, qual è il settore più vulnerabile? Resta l'archeologia, per la quantità potenziale di reperti non ancora portati alla luce. Ma ultimamente, dobbiamo sempre più spesso evitare che opere d'arte, soprattutto dipinti, prendano la strada dell'est Europa. Alla fine del 2008, abbiamo recuperato 10 tele, rubate da Santo Spirito in Saxia, vicino alla Città del Vaticano. Tra queste, una attribuita al Parmigianino. Stavano per essere rivendute. Ci vorrebbero vedette in ogni strada. Su quanti uomini invece potete contare? Un centinaio a Roma. Il reparto operativo, però, oltre a competenze regionali, si occupa anche di attività nazionali, tra archeologia, antiquariato, arte contemporanea e falsi. Sono sufficienti? Diciamo che sono all'altezza delle esigenze. Altro eterno dilemma di città-museo come Roma è coniugare la conservazione delle opere, con lavori come quelli di metro e parcheggi. Ci sono stati segnalati presunti danneggiamenti di un sito nei cantieri della metropolitana in zona Magliana, ma è ancora tutto da verificare. Per il timore di avere i lavori bloccati, però, si sono rischiate perdite enormi A Cosenza nel 2007 una ditta edile si era imbattuta in un tempio dorico non conosciuto: dopo essersi portati via i basamenti, stavano per coprire il resto col cemento. A Roma, fortunatamente, casi così non ci risultano. I primi dati del 2009 che situazione fotografano? Nella provincia di Roma, in sei mesi abbiamo denunciato 84 persone per ricettazione e furto. Nel 2008 erano state 56. Più denunce, ma anche meno scavi clandestini, a quanto vediamo dai sorvoli. Gli ultimi, li abbiamo fatti su Ponza e Ventotene. Gli ultimi furti confermano che le chiese restano gli obiettivi più aggrediti. Oltre al problema delle tante chiese chiuse, molte di quelle aperte sono vulnerabili, perché non riescono ad avere sistemi di sicurezza adeguati. Ma passi in avanti sono stati fatti con la catalogazione delle opere, arrivata in 10 anni quasi al 100 per cento. La banca dati, considerando l'alta concentrazione di istituti religiosi è il primo strumento per avere in tempo reale i mezzi per rintracciare opere sparite. Ci sono poi musei e bibioteche. Com'è la situazione sicurezza nelle realtà minori? Con il ministero dei beni culturali vi occupate anche dei processi di verifica. Innanzitutto parlano i fatti: ultimamente ci sono stati furti eclatanti da musei internazionali e non da noi. Evidentemente, la strada delle consulenze è giusta. Si va da piccoli suggerimenti, come la conservazione delle chiavi in un certo modo a strumenti sofisticati di rilevamento da inserire nelle copertine di libri preziosi. I problemi erano spesso banali, finestre troppo accessibili, allarmi non capillari. Stiamo contribuendo a innalzare la cultura della sicurezza attraverso corsi informativi. A giugno, su richiesta dell'Unesco, abbiamo tenuto seminari a funzionari di dieci paesi africani, ora toccherà ai greci. Quali strade prendono gli oggetti trafugati nel Lazio? Abbiamo scoperto confessionali diventati mobili bar o inginocchiatoi trasformati in appoggi per salotti cittadini. Come ancora i libri antichi che, ad esempio, un uomo, denunciato, procurava a collezionisti e spregiudicati antiquari. Ma i pezzi più pregiati, difficili da piazzare, subito finiscono sulla piazza telematica di Internet o verso l'Est. Questo doveva essere probabilmente l'approdo anche dei beni trafugati in chiese e case da un gruppo arrestato dal reparto operativo romano: 21 persone che mettevano a segno furti nel centro-sud. Roma è uno snodo imprescindibile per antiquariato e gallerie d'arte. Per questo è un polo d'attrazione per i traffici illeciti? Nei grandi flussi commerciali è più facile camuffare quelli illeciti. Per questo noi cerchiamo di avere uno sguardo d'insieme sugli scambi nell'antiquariato di alto livello. Ma spesso c'è un'area grigia intorno a beni di privati non dichiarati. Se viene certificato l'interesse culturale, un'opera diventa tutelata e sottoposta a restrizioni. Allora molti non avviano la procedura, rendendo più difficile intercettare i canali delle esportazioni illecite. E i piccoli ricettatori? Restano il primo anello di questa catena. In questo circuito abbiamo rintracciato la pala rubata nella Chiesa di Santa Barbara maggiore dei librai, o reliquie recuperate in zona Cassia. O ancora qui stavano perfinire le tre teste di tartaruga asportate da una fontana di Villa Borghese o il muso di cinghiale, reciso dalla fontana di Santa Maria in Domnica a Villa Celimontana. Quale sarà la grande sfida del futuro per voi? La tutela del paesaggio.
Internet piazza dei traffici d'arte
Il generale Giovarmi Nistri, capo del Comando dei Carabinieri di tutela del patrimonio culturale, parla delle nuove sfide nel settore della tutela del patrimonio culturale. Internet e i mercati dell'Est sono diventati la nuova frontiera del traffico di opere d'arte trafugate. Gli scavi clandestini sono diminuiti, ma le chiese restano il principale bottino dei predatori. A Roma, le aree archeologiche e le periferie sono sorvegliate specialmente. Il generale Nistri annuncia che il reparto operativo ha recuperato 10 tele rubate da Santo Spirito in Saxia nel 2008, tra cui una attribuita al Parmigianino.
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