«Paesaggio d'Oltrepo patrimonio dell'umanità Unesco». La carta giocata da Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio vini, fa discutere l'appennino. Un'idea arrivata a sorpresa sabato pomeriggio, al castello di Zavattarello, durante il convegno su colline lombarde ed Expo 2015. Al tavolo dei relatori anche Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, e Mario Resca, direttore generale del ministero per la valorizzazione dei beni culturali. La prossima settimana la proposta di Panont sarà a Roma. Resca dice: «E' la strada giusta, bisogna valutarne la fattibilità ma partiamo da una terra incontaminata e ricca di storia. Il discrimine potrebbe essere l'esistenza o meno di un articolato progetto di rilancio». Panont da dove nasce l'ambiziosa proposta? «Quando sono arrivato qui in Oltrepo mi sono immediatamente accorto che c'era un potenziale sconosciuto ai più, anche in Lombardia. Io mi sto occupando di valorizzare e dare un'identità forte alle nostre produzioni enologiche ma oggi la priorità, anche a partire dal binomio vino-territorio, è rendere riconoscibile questo magnifico pezzo di appennino». Da dove partire? «Dall'umiltà e da un progetto corale. L'appennino italiano è una delle attrattive cultural-paesaggistiche più importanti d'Italia e non solo. Qui e lungo la dorsale che attraversa lo Stivale si è fatta la storia. In più Sgarbi e Resca ricordavano che l'Oltrepo vanta siti intatti. Il nostro è un territorio puro». Tutela del paesaggio: cosa significa esattamente? «Difendere panorami, vecchie case, paesi, storia, produzioni, tradizioni e piccole comunità. Con il sigillo Unesco, anche solo con una candidatura forte, potremmo far brillare tutto questo». Quali sono i mali d'Oltrepo visti con gli occhi di chi arriva da fuori? «Spopolamento, perdita d'identità, paesi che diventano agglomerati a volte strani, agricoltura residuale che non produce valore aggiunto, strade difficili da percorrere. Bisogna ripartire da studi di paesaggio e una seria indagine socioeconomica. Lavorare per portare una proposta all'Unesco può essere uno sprone per il territorio a porsi le domande giuste di fronte ai suoi problemi. Si potrebbe cogliere l'occasione per stendere linee guida capaci d'ispirare una politica, forte e condivisa, a tutela dell'appennino». E la comunicazione? «Abbiamo uomini, risorse, aziende, prodotti e dimensione storica. Adesso dovremmo comunicare la nostra unicità, questo sarebbe un rinnovamento vero. Serve poi una nuova cultura dell'accoglienza. Ci servono più ristoranti e micro alberghi di qualità capaci di mettere in tavola il territorio».