Lo scontro tra due fratelli divisi dalla politica La maledizione di Modigliani continua. La casa-museo dove il grande pittore livornese fu sorpreso, ancora bambino, dal suo travolgente talento artistico, rischia adesso di chiudere i battenti. Una decisione apparentemente inevitabile dal momento che i due fratelli proprietari dell'appartamento, affacciato sulla centralissima via Roma, a Livorno - dove Modi venne alla luce, il 12 luglio del 1884 - sembrano decisi a intraprendere un contenziose legale che promette di trascinarsi a lungo. Destra e sinistra a dividere i due fratelli, Guido e Giorgio Guastalla, oltreché la fede politica il primo milita nel Pdl, il secondo, invece, è suocero del sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, del Pd - è la futura destinazione dell'immobile. L'appartamento della discordia fu acquistato dai Guastalla, entrambi esperti d'arte e affermati galleristi, nel 1991. Ad avere la felice intuizione di trasformare quelle stanze in un museo, fu soprattutto Giorgio. Stipulando un regolare contratto d'affitto con il fratello, aveva creato una fedele ricostruzione di quelli che erano gli ambienti dell'epoca, basandosi sulle minuziose indicazioni riportate negli archivi della famiglia Modigliani. L'iniziativa, pur con alterne fortune, ha avuto successo: tanti i visitatori che, in questi anni, hanno voluto visitare i luoghi dove l'artista trascorse la sua infanzia, segnata da gravi malattie: prima la febbre tifoidea, poi la tubercolosi, che ne minò per sempre la salute, portandolo alla morte, appena trentacinquenne. Ora, però, il contratto di affitto è scaduto. E Guido, con una lettera - i rapporti tra i due non sarebbero idilliaci ormai da tempo - ha informato il fratello dell'intenzione di rientrare in possesso del suo 50. La decisione «Non voglio sfrattare nessuno - spiega Guido Guastalla - semplicemente ho atteso la scadenza del contratto, durato 12 anni, per dire a mio fratello che avrei voluto reimpossessarmi della metà dell'immobile di mia proprietà. Voglio farne - aggiunge - il centro di riferimento degli studi e degli orientamenti su Modigliani nel mondo e trasformarlo anche nella sede di validazione e autenticazione sul mercato della sua opera; una realtà che attualmente non esiste e che vorrei fosse gestita da un pool internazionale di critici ed esperti». Decisione che, però, non sembra trovare d'accordo il comproprietario «Scopro ora che mio fratello vuole realizzare un centro studi su Modigliani - ribatte Giorgio ricordando che - quando acquistammo la casa voleva darla in affitto a uno studio di commercialisti. In questi anni il museo ha funzionato solo grazie al mio impegno e ora devo chiudere. Almeno finché non sarà risolta la querelle». Una vita sfortunata che l'esistenza del pittore non sarebbe stata facile fu chiaro fin dall'inizio. Prima della sua nascita, la famiglia Modigliani subì un rovescio finanziario. E mentre la madre era in preda alle doglie, nella casa di via Roma si presentò l'ufficiale giudiziario, incaricato del pignoramento. I parenti furono così costretti ad ammassare accanto alla donna tuffi gli oggetti di valore, dal momento che la legge vietava di apporre i sigilli a ciò che si trovava sul letto della partoriente. Difficoltà economiche e gravi malattie accompagnarono tutta la sua travagliata e breve esistenza. E un destino infame perseguitò anche tutto ciò che aveva amato: la sua compagna, Jeanne, incapace di sopportare il dolore, si tolse la vita. Anche la figlia trovò la morte in circostanze misteriose, cadendo dalle scale della sua casa di Parigi, proprio mentre si apprestava a partire per Livorno, dove infuriava la polemica sulle false teste in pietra ritrovate nel canale del Posso Reale. E ora, anche la casa natale. La città, però, sembra pronta a reagire. «Non possiamo intervenire su una questione privata - spiega il sindaco - ma è chiaro che, una volta superata questa impasse, il Comune è disposto a fare la sua parte».