Avuta la notizia della chiusura della Grotta Azzurra invasa dalla candeggina, Dudù La Capria è andato a rivedere il suo libro dove parlava di motoscafi come ferri da stiro che assediano l'isola di Tiberio. E di quel mare distrutto che vedeva dalla sua vecchia casa di Capri, neanche a farlo apposta lo stesso scempio che si vede dall'altra sua casa, quella di Palazzo Donn'Anna. Un Tirreno fatto a pezzi dai diportisti a oltranza, dall'abusivismo edilizio senza allaccio alle fogne, dal mancato rispetto dell'ambiente e delle regole. Un amore doloroso e dolorante, è quello che oggi unisce a Capril'autore di Ferito a morte. Lo stesso che dichiarano il filosofo Giulio Giorello, l'esperto d'arte Philippe Daverio, l'autore del più importante libro sulla Grotta Azzurra, Dieter Richter, e il napoletano d'elezione Renzo Arbore. Un coro di riprovazione per gli atti di autolesionismo che colpiscono l'ambiente, a cui si uniscono il soprintendente archeologo Pier Giovanni Guzzo, competente per la zona, e Ausilia Veneruso. Giorello, ordinario di Filosofia della Scienza a Milano, pensa che «il Sud che si autodenigra è un concetto piuttosto esteso. Non mi sembra un fenomeno solo italiano, e quello che sta succedendo in Grecia mi pare agghiacciante. Credo che ci sia una componente molto forte nell'essere umano che lo spinge a odiare il bello, come in quel racconto di Mishima dove uno dei personaggi distrugge un tempio. Un atteggiamento che viene della stupidità umana». Punta il fucile contro Napoli, invece, Daverio: «Il suicidio culturale a Sud è un dato stabile, escludendo la Puglia e talvolta la Sicilia. L'area napoletana è la catastrofe, è fuori controllo etico da parte di chi ci vive e non bastano quattro carabinieri per evitare il peggio. E la coscienza che è scomparsa, in un paese che ha gettato la spugna. Ma qui il bossismo non c'entra: arrivati a Ravello o a Paestum, tutto torna civile». Dieter Richter è un germanista di Brema che ha scritto il mito della Grotta Azzurra e ha curato l'uscita in volume della Scoperta della Grotta Azzurra di August Kopisch. L'anno scorso il presidente della Repubblica Napolitano l'ha nominato cavaliere, quando era già cittadlino onorario di Amalfi. Anche lui, come il magistrato che indaga sul pacchetto di delitti ambientali commessi sull'isola, Aldo De Chiara, è convinto che si tratti «della punta dell'iceberg delle negligenze. Non voglio criticare gli italiani, ma penso che stia avvenendo proprio come per il Miglio d'Oro, che fu rovinato da incuria e incoscienza. Quello che accade è colpa di una mentalità diffusa e dipende dal fatto che gli amministratori non fanno osservare le regole. Dalla mia casa di Ravello vedo tanti ragazzi che lanciano oggetti in mare dalle ringhiere. L'ultima volta che ho fatto il bagno a Gradola, vicino a me galleggiava un condom. Però mi preoccupa di più la reazione dei capresi: uno mi ha detto che il bagno si può fare perché tanto le correnti portano tutto verso Ischia . Un albergatore invece sostiene che le brutte notizie sono sgambetti perché, a differenza che altrove, la stagione caprese stava andando molto bene. Entrambi modi per declinare ogni responsabilità». «È come a scuola, buoni e cattivi», esordisce Renzo Arbore, «la Napoli buona contro la Malanapoli. La "Napolino", purtroppo corteggiata per motivi politici, prende spessissimo il sopravvento. Invece spero che la "Napolisì" prima o poi si ribelli a questa regola. Sono 19 anni che vado in giro per i miei spettacoli con le immagini di una Napoli del sogno, della musica, della poesia, della bellezza, ma mi sembra di fare un discorso retrò. Da sudista dico che è ingiusto che le colpe di alcuni capresi incivili ricadano anche su pugliesi e siciliani, lì ci sono cittadine tenute come gioielli. Non possono essere sputtanate da alcune frange di una "Napolino" che fa danni così pesanti come lo scandalo rifiuti, vandalizza la tomba di un simbolo come Totò o rovina le bellezze di Capri. E questione di inciviltà e incultura e perfino mancanza di rispetto dell'interesse personale, non far venire più i turisti che potrebbero far guadagnare anche chi commette questi crimini». Il soprintendente archeologo Pier Giovanni Guzzo ha retto prima gli uffici del ministero dei Beni culturali di Pompei, poi anche quelli di Napoli e quindi delle aree archeologiche di Capri. In epoca romana, la Grotta Azzurra era un ninfeo proprio sotto la villa imperiale di Gradola, e conteneva anche le statue di un Poseidone e un Tritone. Doppio scempio, ambientale e archeologico. La nota definizione che Goethe ha dato delle nostre zone, che vuole queste un paradiso abitato da diavoli, mi sembra attagliarsi perfettamente alla notizia di oggi. Ed è amaro constatare come, nonostante tutti gli sforzi messi in atto dalle autorità per rendere questo paradiso sempre più accogliente e gradito, continuino a perpetrarsi diavolerie come quelle messe in atto ai danni della Grotta Azzurra. Verrebbe da perdere ogni speranza di avanzamento: se non ci sorreggesse la tenace convinzione di essere noi nel giusto, a dispetto dei vecchi, dei nuovi, dei futuri diavoli ». Per Ausilia Veneruso, editrice della Conchiglia e promotrice con Riccardo Esposito di programmi culturali che stanno restituendo a Capri il ruolo d'eccellenza che aveva un tempo, «l'uso e l'abuso che si sta facendo di Capri sia in termini di sfruttamento turistico che mediatico ci preoccupa molto: un ecosistema delicato e prezioso, antico di grande valore culturale va difeso, tutelato ma in maniera costruttiva e costante, non in termini episodici e scandalistici».
Una catastrofe causata da chi odia regole e bellezza. Chi ha causato la catastrofe.
Dudù La Capria, autore del libro "Ferito a morte", ha espresso preoccupazione per lo stato di degrado dell'ambiente e della cultura a Capri, in particolare a causa della chiusura della Grotta Azzurra invasa dalla candeggina. Il filosofo Giulio Giorello, l'esperto d'arte Philippe Daverio e l'autore Dieter Richter hanno espresso la stessa preoccupazione, considerando il Sud come un esempio di autolesionismo ambientale. Il soprintendente archeologo Pier Giovanni Guzzo ha definito la Grotta Azzurra come un "doppio scempio" ambientale e archeologico.
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