Non si sono fermate nemmeno nel giorno dell'inaugurazione del complesso monumentale del Palazzo dei Filippini le polemiche a mantenere calda l'atmosfera ci hanno pensato la Soprintendente Gabriella Costantino e la famiglia Sinatra. La prima, in una nota sostiene che è «decisamente strumentale nonché mesta appare la "mozione dei sentimenti" comprensibile e legittima da parte di alcuni degli eredi Sinatra che plaudono al "rilancio" della collezione, mentre si scaglierebbero contro il "lancio". Ai signori Sinatra, pur benevolmente comprendendo i loro rinnovati entusiasmi, ricordiamo che grazie ai restauri e alla mostra del 1997 la collezione si propose non più come insieme indistinto e soltanto numericamente rilevante di opere del Lojacono, ma bensì come collezione di dipinti curata e scelta dal Sinatra. Ciò appare evidente dal catalogo della mostra del '97, cui peraltro collaborò l'avvocato Sinatra che non pare di riconoscere nella emblematica foto di gruppo pubblicata sui giornali ai lati del ritratto dell'illustre Giuseppe Sinatra. Eppure, proprio l'avvocato Sinatra in occasione della mostra del '97 partecipò con una documentata testimonianza sullo zio mecenate così da completare la ricostruzione di un'epoca e di una vicenda personale che ha consentito di rivalutare il ruolo del Sinatra "appassionato mecenate", arricchendolo di inediti risvolti che ne hanno evidenziato il protagonismo nel suggerire nuovi spunti per la scelta dei soggetti paesaggistici, nell'introdurre il medium della fotografia, come stimolo alla resa pittorica. Spiacevole dunque e non rispettoso di loro e della memoria del loro avo, chiamare i signori Sinatra a scegliere e a schierarsi a favore di una intempestiva e riduttiva esposizione da contrapporre all'evento culturale e scientifico che alla raccolta e al loro avo aveva già restituito la meritata dignità». Immediata la risposta della famiglia Sinatra. In una nota firmata dai fratelli Vincenzo, Mario e Giudo Sinatra, ha sostenuto che «la famiglia rende noto di non ritenersi parte della polemica fra Comune di Agrigento e Soprintendenza e di non essere a conoscenza delle modalità con cui la collezione è stata trasferita presso il collegio dei Filippini. Dà atto alla soprintendenza ai Bb. Cc. di avere tutelato nel tempo la collezione e parimenti ritiene che la recente, temporanea iniziativa del Comune abbia il merito di valorizzare le opere per centralità, luminosità e ampiezza dei locali meglio interpretando le volontà testamentarie el munifico Donatore, per il quale - si ribadisce - ideale collocazione definitiva delle opere è e rimane all'interno del museo civico di Agrigento. La famiglia Sinatra - conclude la lettera - continuerà a tutelare la collezione e vigilare sulla sua integrità anche con iniziative giudiziarie - come già in passato - e in tal senso si adopererà affinchè vengano rispettate le ultime volontà di Giuseppe Sinatra».