L'Italia si candida a diventare il Paese con il maggior numero di siti iscritti nella Lista del patrimonio Mondiale dell'Unesco. Lo conferma, a Paestum (Salerno), il sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono. Lo fa in occasione della seconda conferenza nazionale dei siti italiani iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco, in corso fino a oggi a Paestum. Attualmente, dice l'on. Bono, l'Italia divide, insieme alla Spagna, il primato di trentasette siti nella lista del patrimonio mondiale. A giugno, se l'Unesco accetterà le candidature di altri due siti, Valle dell'Orcia e Tarquinia e Cerveteri, l'Italia slitterà al primo posto solitario. Con un ulteriore primato dalla sua parte: l'entrata, con Tarquinia e Cerveteri, del primo sito etrusco nel patrimonio dell'Unesco. «Il modello di piano di gestione che l'Italia, per prima, proporrà, come Paese guida a tutti gli altri Paesi del mondo - ha affermato Bono - è uno strumento per individuare tutte le risorse pubbliche e private che possono essere canalizzate per una gestione sistematica del territorio. Con il Piano individuiamo le risorse, individuiamo gli strumenti di valorizzazione di tutti gli elementi di eccellenza che ci sono, di carattere materiale, culturale e immateriale». In questo modo - aggiunge Bono - ad essere valorizzato non è solo il motivo per cui il sito è stato iscritto nella lista. L'obiettivo è, infatti, quello di fare un pacchetto culturale dove ci sono i monumenti, le testimonianze artistiche, architettoniche ma anche il patrimonio immateriale costituito dalle tradizioni popolari, dai prodotti tipici locali, dai prodotti artigianali». «C'è poi un altro aspetto da sottolineare - aggiunge Bono - i siti italiani iscritti nella lista mondiale diventeranno certamente 39. Abbiamo però 46 siti in lista d'attesa il che significa che la questione diventa difficile da gestire. Il piano di gestione sarà anche uno strumento per fare in modo che l'Unesco capisca che l'Italia vuole concorrere alla cooperazione internazionale attraverso la valorizzazione delle altre aree».