Rimosso. Allontanato. Mandato al confine. Di trasferimento politico si tratta. Gli informati classificano così l'inatteso trasferimento nella sede di Trieste di Luca Rinaldi, sovrintendente ai beni architettonici e paesaggistici di Mantova, Cremona e Brescia. Un cambio fuori stagione e neanche nell'ambito di un avvicendamento regionale o nazionale. La decisione è stata presa dal ministero retto da Sandro Bondi, uomo-artefice del Pdl e che più vicino a Silvio Berlusconi non si può. Insorgono le organizzazioni regionali della militanza e del volontariato ambientale e culturale, come Legambiente, il Fondo per l'Ambiente Italiano, Italia Nostra. BRUTTO SEGNALE. Rinaldi mandato a Trieste? Brutto segnale, lamentano in coro, e chiedono la revoca della decisione. Come Fiorenza Brioni. Senza dubbio da oggi la dottrina del sindaco - che punta ogni energia alla conservazione e alla tutela, alla lotta alle speculazioni - perde un referente diretto, operativo. Rinaldi, da otto anni nella sede bresciana che ha giurisdizione anche a Mantova e Cremona, quindi su metà Lombardia, ha firmato e autorizzato, ispirato o realizzato operazioni determinanti. Nell'elenco: il blocco della lottizzazione Lago Castello, il fermo agli interventi a Porta Mulina, la revisione dei progetti su piazzale Mondadori, il vincolo generale sulle sponde e sulle acque di tutta la città. Regge l'allegoria di Salvatore Settis ideologo, di Fiorenza Brioni committente politica, di Carla di Francesco chiave di volta regionale, di Luca Rinaldi braccio operativo di un catechismo molto strutturato. Gli obiettivi sono contenuti nel già attempato "Progetto per Mantova" presentato nel 2006 dal direttore della Normale di Pisa e ora ex presidente del consiglio superiore dei beni culturali. Vincoli ambientali rigidissimi, restauro del paesaggio, conservazione del patrimonio architettonico quale bene primario, riforma del sistema e della macchina culturale della città. La Brioni ha aggiunto del suo: il new deal della balneabilità dei laghi e il sigillo dell'Unesco. SETTIS. In ordine ai pilastri del programma della Brioni, la perdita di Rinaldi fa seguito all'indebolimento di Settis in ambito ministeriale e quindi di depotenziamento delle sovrintendenze (non soltanto in Lombardia). Va infatti ricordato che il direttore della Normale si è dimesso dal consiglio superiore dei beni culturali perché in rotta collisione col ministro Bondi. Il sospetto di uno scontro e di una normalizzazione politica avviati a Roma e ora sciamanti in periferia non sarebbe quindi azzardato. La triangolazione mantovana era nata sotto la buona stella del ministero dei beni culturali, quando ne era titolare Francesco Rutelli del prodiano governo. Dalla caduta di quest'ultimo molto è cambiato. Il direttore regionale Carla di Francesco è stata trasferita da Milano a Bologna, sostituita prima da Gino Famiglietti che ha poi lasciato il posto a Mario Turetta. In via Roma - a Mantova - il trasferimento di Rinaldi desta allarme. È il sindaco a dirlo chiaro e tondo: «Non si capiscono le ragioni di questo avvicendamento perché l'architetto Rinaldi, per l'esperienza che ho fatto in questi anni, è stato per Mantova un sovrintendente attento, capace e che si è preso a cuore la nostra città. Abbiamo bisogno di dirigenti così. Così attenti al valore della bellezza, del patrimonio di storia, arte e natura, capaci, come Rinaldi ha dimostrato di saper fare, di svolgere il proprio ruolo con competenza e determinazione». DUELLO FINALE. La Brioni sgrana i motivi: «In questi anni con Rinaldi si è realizzato un importante e prezioso rapporto di collaborazione, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, ma fondato su una comune volontà tesa ad esaltare le vocazioni della nostra città, la sua identità, il suo patrimonio. Tutela e valorizzazione insieme del territorio, del paesaggio e in particolare degli elementi di unicità di Mantova città di pietra e di acqua. E a questo proposito straordinario è stato il percorso fatto insieme per riconoscere i nostri laghi e le sponde come bene culturale da tutelare». Il sindaco scende in campo: «Per questo voglio ringraziare di cuore Rinaldi e condivido l'auspicio fatto da molte associazioni come Legambiente e Fai di un intervento del ministro per revocare la decisione del trasferimento». Meno espansivo l'assessore alla cultura, Paolo Gianolio: «Mi spiace. Noi ci rapportiamo con le istituzioni. Vediamo di conoscere il nuovo sovrintendente». Il responsabile degli Amici di Palazzo Te (del quale Rinaldi è socio onorario) e della delegazione Fai, Italo Scaietta dice la sua: «Sono dispiaciuto. Rinaldi ha tessuto un rapporto buono con Mantova». La referente mantovana di Italia Nostra, Giuse Pastore: «Eravamo in notevole sintonia con Rinaldi. Non voglio fare dietrologie, ma mi pare che a Roma stiano esautorando le sovrintendenze, e ciò è comprovato dalle dimissioni di Salvatore Settis». Duello finale in vista, a Mantova.