Una sventagliata di nomine cambia il vertice del ministero per i Beni e le Attività culturali. E sconvolge la rete dei soprintendenti regionali (che ora si chiamano direttori regionali): dei diciassette in carica restano al loro posto solo in tre, gli altri o cambiano sede o vengono promossi (ma rimossi) o semplicemente farti fuori. Fra i casi più inquietanti quello del soprintendente delle Marche, Francesco Scoppola, che a detta di molti ha svolto un lavoro egregio, ma si è procurato potenti inimicizie. Le associazioni ambientaliste hanno segnalato con favore i vincoli che ha imposto su vaste aree di pregio, come il promontorio del Conero, che attirava gli appetiti dei costruttori, o come la piana di Sant'Angelo a Maiano, che si voleva sventrare con le cave. In numerose battaglie Scoppola non è stato spalleggiato dal ministero, ma i suoi vincoli hanno ottenuto il consenso del Consiglio di Stato, che ha respinto i ricorsi di costruttori e di Comuni. Il soprintendente, denuncia Italia Nostra, è stato anche uno dei pochi dirigenti del ministero a esprimere dubbi sul Codice Urbani (ha tenuto una relazione a un convegno dell'associazione). Scoppola ha ricevuto il benservito senza molte spiegazioni e non è stato destinato a nessun incarico. Al suo posto arriva Mario Lolli Ghetti, retrocesso da titolare dell'ufficio toscano, ben più prestigioso di quello marchigiano. Formalmente promosso è invece Elio Garzillo, soprintendente regionale in Emilia Romagna, che viene sostituito da Maddalena Ragni, la quale proviene dai ranghi amministrativi e non da quelli tecnico-scientifici. Garzillo andrà, come dirigente generale, al Dipartimento ricerca, innovazione e organizzazione, una nuova creatura burocratica, i cui compiti sono da inventare. Negli anni bolognesi Garzillo, un architetto napoletano che ha acquistato molta esperienza in Irpinia e in Basilicata dopo il terremoto, è stato un mastino tenace contro i devastanti progetti per l'Alta Velocità e contro numerosi interessi immobiliari. Garzillo si è anche alienato le simpatie di molte amministrazioni di centrosinistra, prima fra tutte quella di Modena. E frequenti sono state le richieste di sostituirlo sempre respinte dai ministri Veltroni e Melandri. Bruscamente retrocesso anche il soprintendente regionale del Lazio, Ruggero Martines, che da Roma finisce a Campobasso. Mentre Lino Malara si sposta in Liguria per lasciare il suo posto a Mario Turetta, capo della segreteria del ministro Urbani, anche lui proveniente dai ruoli amministrativi (era dirigente della Regione Piemonte) e non da quelli tecnico-scientifici. Secondo le associazioni di tutela e secondo molti funzionari, il ministero accresce con queste nomine le posizioni di vertice, sguarnendo quelle alla base della piramide, proseguendo sulla strada di ridurre la componente tecnica, che abbina conoscenza del patrimonio e tutela, a tutto vantaggio di quella amministrativa. I direttori generali superano le quaranta unità (dieci più di prima), ma non si bandiscono concorsi per soprintendente né si assumono giovani architetti o storici dell'arte. Tanti posti di soprintendente non vengono assegnati e crescono i timori che alcuni uffici vengano accorpati e soppressi senza nessuna logica storico-culturale, ma solo mirando a risparmiare. Il nuovo direttore regionale del Lazio, Luciano Marchetti, un ingegnere molto apprezzato per il lavoro svolto dopo il terremoto in Umbria, prenderà con molta probabilità due interim, quello della Soprintendenza ai beni storico-artistici e monumentali di Roma (finora retta da Roberto Di Paola, promosso in Abruzzo) e quello della Soprintendenza ai monumenti del Lazio (il cui titolare, Costantino Centroni, va in Umbria). E sono in molti a temere che, quando a luglio andrà in pensione Adriano La Regina, Marchetti possa fare da reggente persino alla Soprintendenza archeologica. L'ipotesi viene definita preoccupante, perché prefigura la creazione a Roma di una Soprintendenza unica, mentre i musei potrebbero finire, in una logica privatistica, dentro una Fondazione. La Cgil lamenta il sacrificio imposto a biblioteche e archivi (due soprintendenti regionali provenivano da quei settori, ma sono stati silurati). E non manca chi segnala, nella frenesia di uno spoil System che cade proprio nel cuore della settimana dedicata ai Beni culturali, la bizzarria di nominare Francesco Sicilia, un'antica esperienza proprio in archivistica e biblioteconomia, al Dipartimento Sport e Spettacolo.