Troppo alto il rischio. La battaglia di Anghiari è andata perduta, ma alcune fonti storiche raccontano che poteva essere ammirata nel Salone del Cinquecento fino al 1549, Leonardo da Vinci iniziò l'affresco il 6 giugno del 1505. Non appena cominciò a posare il pennello un violento temporale danneggiò il grande cartone su quale dipingeva nell'allora sala del Gran Consiglio. I lavori durarono per circa un anno, con l'aiuto di sei assistenti, A raccontare come era il dipinto fu Rubens che ricopiò la parte centrale, Per secoli è rimasta una leggenda. Fino al 2008 quando il Ministero e Palazzo Vecchio ripresero le ricerche e fu creato un Comitato per seguirle, di cui sono presidenti la soprintendente Cristina Acidini e I'ex assessore alla cultura Eugenio Giani che ha fatto approvare la bozza di convenzione per la ripresa della ricerche con l'Enea. Una ricerca infinita. Ma in questo caso a portare l'ennesimo blocco per la «Battaglia di Anghiari», il quadro perduto di Leonardo da Vinci, che si ipotizza nascosto dietro un muro del Salone de' Cinquecento di Palazzo Vecchio, non sono i finanziamenti o i dubbi sulla sua presenza. Proprio quando l'Enea (Ente per le nuove tecnologie, energia e ambiente) aveva deciso di utilizzare le sofisticate radiazioni nucleari per lo studio, il pericolo che queste rappresentano per persone e monumenti manda in tilt l'accordo con l'amministrazione fiorentina. L'accordo era stato uno degli ultimi atti dell'ex assessore alla cultura Eugenio Giani, anche presidente del Comitato scientifico per il ritrovamento del dipinto. Ma la convenzione che Palazzo Vecchio proponeva all'ente ministeriale, approvata dalla giunta lo scorso aprile per avviare la ricerca, non è stata mai firmata. Per capire l'impasse occorre fare un passo indietro. A dare un forte impulso alla ripresa dell'affascinante ricerca era stata la scoperta di alcuni documenti nell'archivio delle scritture della Fabbriche Medicee. Gli scritti narravano dell'arrivo di 25 mila mattoni a Palazzo Vecchio «per fare l'ancostatura della faciata di verso detto salone di verso le scale per dipignievi istorie fatto per ordine di Giorgio Vasari pitore»; mattoni che dunque potrebbero essere serviti per mantenere intatto, dietro la parete est-lato sud del Salone, uno dei più celebri dipinti del genio leopardiano. Una prova decisiva per sbloccare la «caccia» ferma da tempo, tanto da avviare di nuovo i contatti fra il Comitato e il ministero dei Beni culturali che aveva deciso di finanziare la ricerca dell'Enea. E oltre a questi fondi pubblici si erano aggiunti quelli di sponsor privati, come il National Geographic e l'Associazione Friends of Florence. L'ente aveva programmato di utilizzare per le ricerche che avvrebbero dovuto partire già a giugno una sofisticatissima macchina pesante dodici chili che sfruttando i fasci di neutroni avrebbe scoperto la presenza dell'opera dietro il muro del Salone de' Cinquecento. Non una cosa semplice da fare, soprattutto per le misure di sicurezza necessarie: tutto il palazzo, infatti, deve essere vuoto e isolato, soltanto i ricercatori possono accedervi attraverso delle speciali tute isolanti. Per questo i lavori devono essere fatti di notte, E lo stesso macchinario ha bisogno di un posto isolato per essere conservato. L'Enea, per prima, ha spedito una bozza di convenzione a Palazzo Vecchio, in cui si attribuivano tutte le responsabilità in caso di reazioni nucleari sulle persone e monumenti al Comune. Una responsabilità troppo grande per Palazzo Vecchio, che dal canto suo ha riscritto la convenzione attribuendo tutte le responsabilità all'Enea. Da allora l'ente non ha più risposto. «Credo si tratti di uno stallo afferma l'altra presidente del Comitato Cristina Acidini dovuto all'avvicendamento elettorale. E al cambio di assessore. Ma presto potremo riprendere la ricerca con un giusto stato d'animo». Ma per Palazzo Vecchio i «blocchi» non finiscono. Sembra essere rimasto, per il momento, in un cassetto anche il progetto di spostamento degli arazzi medicei, che fino al 1983 abbellivano il Salone de' Dugento. Il lavoro di restauro curato dall'Opificio delle Pietre Dure, durato molti anni, terminerà presto, a marzo. Il «vecchio» assessore Giani aveva previsto che sarebbero stati messi in una sala del cortile della Dogana. Una sistemazione che richiede alta tecnologia per la loro conservazione, comprese alcune cabine di filtraggio per i visitatori. E non potendo essere esposte tutte per le loro dimensioni, è stata pensata anche una sala per la conservazione degli altri arazzi. Mancano pochi mesi al completamento del lungo lavoro di restauro e se non saranno predisposti il rischio potrebbe essere quello di vederli andare via da Palazzo Vecchio, e finire al Quirinale, a Roma, dove è conservata l'altra parte degli arazzi.
FIRENZE - Leonardo può attendere. Stop al test nucleare per cercare l'affresco.
Il dipinto "Battaglia di Anghiari" di Leonardo da Vinci è andato perso nel corso dei secoli. La ricerca è stata avviata nel 2008 con l'aiuto dell'ente Enea, che ha utilizzato sofisticate radiazioni nucleari per lo studio. Tuttavia, il pericolo rappresentato dalle radiazioni ha portato a un blocco nella ricerca. I documenti scoperti nell'archivio delle scritture della Fabbriche Medicee hanno rivelato che i mattoni utilizzati per l'ancostatura della facciata del Salone del Cinquecento potrebbero essere stati utilizzati per mantenere intatto il dipinto. La ricerca è stata avviata di nuovo con il sostegno di fondi pubblici e privati, ma il blocco rimane.
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