La decisione di rimuoverlo fa discutere. L'ex sindaco Corada è una scelta sicuramente criticabile. Luca Rinaldi, da otto anni soprintendente ai Beni culturali e paesaggistici di Brescia, Cremona, e Mantova, è stato rimosso. Il trasferimento di Rinaldi, assegnato a Trieste, rientrerebbe formalmente nel normale avvicendamento ai vertici dei Beni culturali lombardi. Ma il walzer di nomine fatto in pieno agosto ha per molti il sapore di un blitz. Legambiente parla di «trasferimento politico per chi ha saputo tutelare il territorio e i suoi beni artistici». A Brescia è stato chiamato l'architetto Andrea Alberti, neo soprintendente ad interim a Verona. Sarà lui a ricevere l'eredità lasciata da Rinaldi, dividendo la tutela di Brescia, Cremona e Mantova con l'incarico scaligero. A fianco di Rinaldi si schierano politici e non politici cremonesi che l'hanno conosciuto da vicino. «Se si confermerà che si tratta di un blitz, la scelta di rimuovere Rinaldi è sicuramente criticabile - commenta a caldo l'ex sindaco Gian Carlo Corada -. li soprintendente è preparato e competente, non gli si può attribuire nessuna connotazione politica, è stato al di sopra di queste logiche. Non sempre quello con lui è stato un rapporto facile, ma alla fine si è comunque trovata una composizione perché è una persona colta». Anche monsignor Achille Bonazzi, responsabile dell'Ufficio beni culturali della Curia, ha collaborato con Rinaldi: «Non conosco le motivazioni della sua sostituzione, ma mi spiace che Rinaldi se ne vada perché il rapporto con lui è sempre stato improntato a un dialogo costruttivo». Rinaldi «è stato molto attento alla realtà non solo sociale cremonese, ma anche a quella religiosa. Penso, tra l'altro, agli interventi per la Cattedrale e a san Sigismondo, per il quale sono arrivati finanziamenti ministeriali proprio grazie a Rinaldi. Mi auguro che si possa instaurare lo stesso rapporto anche con il suo successore». Toni simili da Giuseppe Torchio, ex presidente della Provincia. «Con Rinaldi c'è sempre stato grande affiatamento. Spero che chi arriva al suo posto sia nelle condizioni di continuare l'ottimo lavoro impostato con Rinaldi». Duro Agostino Alloni, ex vicepresidente della Provincia e attuale consigliere provinciale del Pd. «Al governo Berlusconi piacciono solo i soldatini . Va letta così la rimozione di Rinaldi? È questa la spiegazione più probabile, anche perché in tutta la Regione solo questo ruolo è stato cambiato». Per Alloni Rinaldi «si è dimostrato un eccellente professionista, un vero difensore del paesaggio lombardo: uno che usa la propria testa senza guardare a pressioni politiche di destra e di sinistra. Insieme abbiamo sottoscritto un protocollo d'intesa per la valorizzazione del patrimonio monumentale. Sono così decollati, tanto per fare qualche esempio, gli interventi per salvare villa Obizza, il Mulino di Spinadesco, la sinagoga di Ostiano, il Castello di San Giovanni in Croce. Una convenzione unica nel suo genere a livello nazionale». Continua Alloni: «L'autonomia di pensiero e il coraggio di fare quello che si deve anche quando si va contro i poteri forti non sono piaciuti al ministro Bondi. Rinaldi ha pestato troppo i piedi e qualcuno gliel'ha fatta pagare». Alloni si è rivolto «al presidente della Provincia e ai sindaci di Cremona, Crema e Casalmaggiore: prendano formalmente posizione, insieme con i Circondari cremasco e soresinese, contro la decisione». Più prudente, infine, l'ex assessore comunale all'Urbanistica, Daniele Soregaroli: «Mi piacerebbe capire perché Rinaldi è stato rimosso. L'ho conosciuto, mi è sembrato un professionista serio e un sovrintendente rigoroso. A volte troppo».