"Il progetto esecutivo è pronto, se Roma mantiene gli impegni si apre entro il 2015" Con uno stand che strizza locchio ai quattromila bibliotecari di tutto il mondo riuniti a congresso in Fiera, dove campeggiano gli allegri manifesti realizzati dagli allievi milanesi dellIstituto Europeo di Design ("Nasce oggi la biblioteca di domani"), la Fondazione Beic rilancia in questi giorni il progetto della Biblioteca europea di informazione e cultura. «Una campagna di comunicazione e di lobbyng necessaria in una fase decisiva per il nostro futuro» spiega il professor Antonio Padoa Schioppa, ordinario in Statale, presidente della Fondazione, ideatore e ostinatissimo sostenitore di un progetto lodato da (quasi) tutti e però mai decollato. Era il 2001 quando il Comune (assessore alla cultura Carrubba, direttore centrale Mottola Molfino) adottò lidea, bandì il concorso internazionale vinto dallarchitetto Peter Wilson (australiano di Melbourne, star internazionale, vive e lavora a Munster, in Germania, con la moglie e socia Julia Bolles nello studio BollesWilson) e destinò alla nuova biblioteca larea dellex scalo ferroviario di Porta Vittoria. Dove però i lavori non sono neanche cominciati. «Ma ora siamo a un punto di svolta» avverte Padoa Schioppa. «Due ministri, Bondi dei Beni culturali e Matteoli delle Infrastrutture, hanno inserito la Beic tra i progetti prioritari per lExpo, con la Grande Brera e il restauro della Villa Reale di Monza. E hanno assicurato finanziamenti nel quadro delle legge obiettivo sulle grandi opere. Se il governo manterrà le promesse, la Beic potrà essere pronta entro tre-quattro anni». Milano ha già molte biblioteche, ma questa sarebbe unica nel suo genere, anche in Italia, assicura il professore: «Una biblioteca a scaffale aperto, che integra editoria cartacea e digitale e offerta multimediale. Solo qui gli utenti, di ogni età, potranno servirsi liberamente di un volume, leggere un quotidiano eventualmente straniero, ascoltare musica e magari vedersi un film, tutto nella loro postazione multimediale». Nel (quasi) decennio trascorso, ricorda Padoa Schioppa, la Fondazione Beic non è stata con le mani in mano: «Abbiamo ottenuto 32 milioni da due finanziarie, che abbiamo speso e stiamo spendendo tre fronti. Il progetto, che da preliminare è diventato esecutivo, ed è stato approvato dal consiglio superiore dei lavori pubblici, per cui il cantiere potrebbe aprire già domani. Lacquisizione di due importanti collezioni, la biblioteca dello scrittore Giuseppe Pontiggia (35 mila libri e riviste che rischiavano di finire a Lugano) e larchivio del fotografo Paolo Monti. E lavvio della biblioteca digitale, che prevede il trasferimento in formato elettronico di circa ventimila testi fondamentali della cultura scientifica e umanistica europea». Per costruire la Beic, calcola Padoa Schioppa, sono necessari 260 milioni per ledificio (compresi arredi, hardware e software) più 30 per lacquisizione del patrimonio librario (un milione di volumi a regime) e digitale. «Una cifra importante, ma che si può recuperare. Risolti gli aspetti tecnici, ora il problema è solo di volontà politica». Va detto che altri 10 milioni lanno la Beic (aperta al pubblico gratuitamente) li costerebbe di gestione. Non ultimo dei motivi per cui il progetto, sebbene attraente, da qualcuno è giudicato irrealizzabile, specie in tempi di crisi. Ma Padoa Schioppa lui ci crede, e chissà che non riesca a farcela.