Con 221 voti favorevoli e 157 contrari la Camera dei deputati ha dato il via libera definitivo alla conversione in legge del Dl 822204 che ha prorogato al 31 luglio il termine per aderire al condono edilizio. L'intero centrosinistra ha votato contro. Il provvedimento, licenziato in seconda lettura, oltre a rinviare la scadenza per la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata dell'oblazione e degli oneri concessori ha posticipato anche i termini per versare seconda e terza rata, portandole al 30 settembre e al 30 novembre. Nessun cambiamento rispetto al testo varato dal Governo e già in vigore. Per eventuali modifiche la maggioranza ha infatti deciso di aspettare il verdetto della Consulta sulla legittimità costituzionale dell'intera operazione di regolarizzazione degli immobili abusivi (articolo 32 del Dl 26903). Spetterà infatti alla Corte dire l'ultima parola sul destino del terzo condono edilizio da cui il Governo ha stimato un incasso di 3,8 miliardi di euro, una cifra che, vista la scarsità delle domande presentate, fino a oggi è stata già ridimensionata a 3,1 miliardi (ma anche questo obiettivo potrebbe non venire centrato). Contro la sanatoria si sono infatti scagliate le Regioni, in particolare quelle del centro-sinistra, che oltre a impugnare le disposizioni statali di fronte alla Corte Costituzionale hanno anche varato norme mirate a bloccare gli effetti amministrativi del condono. Ma anche alcune autonomie di centrodestra hanno approvato leggi che hanno ridotto la portata della sanatoria (la Puglia, ad esempio, ha anticipato la scadenza al 31 gennaio e la Liguria ha aumentato i costi e limitato le volumetrie sanabili). Oltre alle Regioni di centrosinistra il ricorso alla Corte è stato inoltre presentato dal Lazio. Si è creata quindi una situazione normativa intricata in cui disposizioni in contrasto tra loro (legge statale da una parte e leggi regionali dall'altra) sono contemporaneamente in vigore e che solo la Corte costituzionale potrà districare. La sentenza dovrebbe arrivare nelle prossime settimane, probabilmente dopo le elezioni del 12 e 13 giugno. Intanto il sì alla conversione del decreto legge di proroga ha riacceso le polemiche: «Un fallimento per le casse dello Stato, un danno devastante all'ambiente ed alla legalità: questi i risultati del condono edilizio, che il Governo ha voluto a tutti i costi prorogare», ha detto Fabrizio Vigni, capogruppo Ds in commissione ambiente. «Dei 3 miliardi e 800 milioni di euro previsti ha aggiunto Vigni lo Stato ha incassato a oggi poco più del 10, mentre, l'abusivismo è tornato a crescere». «Ricorderemo il secondo condono edilizio targato Berlusconi incalza Ermete Realacci, capogruppo per la Margherita in commissione ambiente alla Camera come una sonora sconfitta per il Paese. Per le 40mila costruzioni abusive che in un solo anno ha regalato all'Italia e per il clamoroso fallimento economico». «La sinistra la smetta con le solite polemiche mutili e strumentali», risponde Gregorio Dell'Anna (Fi) relatore del provvedimento alla Camera. «Questo decreto è una misura di salvaguardia degli equilibri di finanza pubblica e che permetterà di fare entrare maggiori risorse nelle casse dello Stato ed è una misura necessaria per evitare la grande incertezza normativa derivante dall'atteggiamento di alcune Regioni». Il Dl, conclude Dell'Anna, «non cambia nulla circa l'estensione della sanatoria, che rimane comunque limitata ad opere che risultino ultimate entro il 31 marzo 2003». «Personalmente non ho approvato questo condono, ho riconosciuto che era un provvedimento di emergenza, ma non penso che abbia scatenato l'abusivismo», dice il ministro per i Beni e le attività culturali, Giuliano Urbani.