Le coste del tesoro: non è fantasia marinara, alla Stevenson. ma un progetto concreto per catalogare i giacimenti archeologici sepolti da secoli in fondo al mare. Finora le scoperte sottomarine erano spesso affidate alla buona sorte di subacquei dilettanti (l'esempio più celebre resta il ritrovamento dei Bronzi di Riace). Ora, con il progetto denominato Archeomar - presentato ieri mattina a Roma, a cura della Direzione generale per i Beni archeologici, in occasione della VI Settimana della Cultura - si realizzerà per la prima volta il censimento dell'archeologia sommersa, banca-dati completa e aggiornata. Il progetto costerà sette milioni e mezzo di euro e si concluderà nel 2005. Si comincia da quattro regioni meridionali, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria, le cui coste sono tra le più ricche di tali giacimenti. Ma anche altre coste, al centro e al nord (Liguria e Laguna veneta, per esempio), sono dotate di "tesori" da inventariare. Se in provincia di Salerno, a Capo Palinuro o tra Positano e Praiano, sono già state recuperate testimonianze di antichi trasporti marittimi, in Liguria (dopo il recupero del relitto di Albenga, una nave da trasporto larga dodici metri) è stato trovato l'anno scorso un "carico" di anfore, a cinquanta metri di profondità. Altri reperti sono già emersi intorno all'isola d'Elba, dove sempre l'anno scorso sono proseguite le ricognizioni in profondità del relitto di una nave a vapore, "Polluce", adibita a postale tra Genova e Napoli, e servizio passeggeri (ce n'erano ottanta al momento del naufragio), affondata il 17 giungo 1841, nella collisione con un altro piroscafo. Sulla costa Toscana, presso la spiaggia di Rimigliano, un bagnante ha trovato due anni fa un "ammasso metallico": si trattava di una ventina di chili di monete d'argento di età romana imperiale. Sempre in Toscana, a Pisa, si sono accumulate nel corso dei secoli più di venti imbarcazioni, con carichi a bordo. Dopo il recupero e l'inventario saranno sistemate nel progettato Museo delle Navi. «Sembrava che fossero romane, ma si è scoperto che alcune risalgono agli etruschi, all'epoca di Porsenna, di cui sono state individuate diverse suppellettili», ha osservato il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, intervenuto alla presentazione del progetto Archeomar, spiegando che questo si attuerà in collaborazione con le regioni interessate, non solo per il recupero ma anche per la tutela dei "tesori" riemersi. La ricerca sottomarina, del resto, progredita grazie alle moderne attrezzature, non era estranea agli stessi antichi, come testimoniano autori greci e latini che parlano di "subacquei" adibiti, nel porto di Roma, al ritrovamento di materiale finito in acqua. Mentre risalgono al XV secolo i primi tentativi di recuperare navi affondate.