Il business del cemento che muove la città è arrivato a quota tre milioni e mezzo di metri cubi di nuove costruzioni negli ultimi dieci anni. Alghero dal 1999 a oggi ha edificato interi quartieri, specialmente nelle zone di espansione, realizzando volumetrie sufficienti per ventimila appartamenti. Con un paradosso: mentre cresce il numero delle unità abitative, il dato sulla popolazione demografica rimane inchiodato a 44 mila residenti. «Non si costruisce più per bisogni fisiologici della popolazione - commenta l'assessore all'Edilizia Privata Nunzio Pais - ma per rispondere a una forte domanda esterna». Sono anni che in città si discute del problema delle seconde-case e dell'economia sommersa dei posti letto affittati in nero ai turisti. Un fenomeno di cui si aveva appena il sentore, non esattamente quantificabile. Adesso però ci sono i dati sul cemento a fornire una chiara immagine della situazione: la Riviera del corallo dal 1999 a oggi ha avviato cantieri per duemila appartamenti all'anno e le agenzie immobiliari offrono valanghe di metri cubi a prezzi astronomici. «Ragionevole, quindi, aggiornare gli oneri di urbanizzazione che erano fermi a trent'anni fa», prosegue il rappresentante della giunta di centrodestra, impegnato in una battaglia per aumentare la Bucalossi, il tributo che le aziende di costruzioni devono versare al Comune algherese per le opere di urbanizzazione. Un ritocco approvato in Consiglio comunale insieme al bilancio, ma che sta facendo discutere. Da quattro euro si è passati a venti euro a metro cubo. Adesso c'è il tentativo, da parte degli alleati del sindaco, di fare dietro front. La maggioranza che rema contro l'assessore, insomma, colpevole di aver colpito una lobby che pure non si è allarmata più di tanto per la revisione del listino prezzi. Il tributo serve per realizzare strade, impianti idrici e fognari e servizi. Opere indispensabili, considerato il ritmo con cui lavorano i cantieri di costruzioni. Nuovi palazzi spuntano come funghi, nelle periferie e in quello che prima era considerato agro. Case-vacanza, per la maggior parte. Ufficialmente se ne contano cinquemila immesse nel circuito degli affitti immobiliari, ma in realtà sono tre volte tanto. Cifre che rischiano di mandare in tilt la città, sbilanciando le statistiche e non consentendo al Comune di adeguare i servizi al numero effettivo dei visitatori. Per contro sono circa trentacinque gli alberghi ancora funzionanti, mentre una decina negli ultimi anni hanno chiuso i battenti. Trasformati in abitazioni private, gli storici hotel cittadini, non fanno altro che contribuire ad alimentare il fenomeno degli alloggi per i residenti a tempo. Una condizione che penalizza il mercato, sempre più improntato verso un turismo di massa a discapito della qualità.