Brescia Per 8 anni protagonista di coraggiose prese di posizione per la tutela del paesaggio lombardo Lui, il soprintendente rimosso, si trincera dietro un gentile ma liquidatorio «no comment». Ma ambientalisti e difensori del territorio gridano allo scandalo. «Sarebbe una follia se una simile operazione venisse portata a termine. Auspichiamo che il ministro Bondi intervenga e revochi la decisione di trasferimento del soprintendente di Brescia ». Damiano Di Simine, presidente regionale di Legambiente, non va per il sottile e spera ancora che Luca Rinaldi a capo dei Beni culturali e paesaggistici di Brescia, Cremona e Mantova da otto anni rimanga al suo posto. Il trasferimento di Rinaldi, assegnato a Trieste (ufficio di frontiera in cui si sono succeduti negli ultimi 4 anni ben 9 soprintendenti), rientrerebbe «formalmente» nel «normale avvicendamento» ai vertici dei Beni culturali lombardi. Ma il walzer di nomine fatto in pieno agosto per molti ha il sapore di un blitz o per dirla con le parole di Legambiente di un «trasferimento 'politico' per chi ha saputo tutelare il territorio e i suoi beni artistici». In effetti nel resto della Regione non vi è traccia di «avvicendamenti »: è stato confermato il direttore regionale, Mario Turetta, mentre la Soprintendenza di Brera rimarrà nelle mani di Sandrina Bandera. A Brescia, invece, è stato chiamato un dirigente fresco vincitore di concorso, l'architetto Andrea Alberti, neo soprintendente ad interim a Verona. Sarà lui a ricevere l'eredità lasciata da Rinaldi, dividendo la tutela di Brescia, Cremona e Mantova con il già oneroso incarico scaligero. «La Lombardia ha un enorme bisogno di professionisti della bellezza attacca Di Simine . A Luca Rinaldi va il merito di aver impedito, o almeno ridimensionato, operazioni speculative che avrebbero irrimediabilmente guastato parti di paesaggio e di territorio eccellenti, dalla Franciacorta al Garda». Negli anni passati a Brescia, Rinaldi è stato protagonista di scelte coraggiose, come sottolinea Marco Magnifico, direttore del Fai: «Non si possono mortificare le persone più valide, è un pessimo segnale. E lui, lavorando egregiamente, si è 'guadagnato' il trasferimento a Trieste, una sovrintendenza di fascia 'B'». Stessa linea anche per Gabriele Lovisetto, segretario del comitato promotore del «Parco colline moreniche del Garda»: «Senza Rinaldi rischiamo di vedere sfumare anni di lavoro. Lui incarnava alla perfezione il sovrintendente ideale: capace di ascoltare la gente comune per salvaguardare il territorio ». In Loggia l'addio di Rinaldi è arrivato come un fulmine a ciel sereno. «Abbiamo sempre lavorato per valorizzare il patrimonio monumentale commenta Mario Labolani, assessore ai Lavori pubblici . Ci sono stati pure degli scontri, in particolare sul recupero della pensilina di piazzale Rovetta, ma poi la ragione ha sempre avuto la meglio. A Brescia nei prossimi anni saranno realizzate grandi opere pubbliche e l'apporto del nuovo soprintendente sarà fondamentale». Giuseppe Spatola