La Milano a vocazione verticale. La «rivoluzione» urbanistica nell'area Garibaldi-Repubblica Questione di spazi. O, forse, di carattere. Di una città che ti costringe a stare con la schiena dritta. Sennò ci sbatti contro. La Milano verticale è una vocazione più che una scelta. I grattacieli, uno stato d'animo e non solo una necessità. Gli ultimi, quelli ancora da costruire, saranno belli e trasparenti. Perché alti, va da sè. Una rivoluzione urbanistica in uno spicchio di città che, una volta, passava le giornate terra terra. Quartieri popolari, nell'Ottocento, zone della movida, neanche cent'anni dopo. L'area Garibaldi-Repubblica, le Varesine, laboratorio per le fantasie creative degli architetti. I milanesi guardano con attenzione. L'importante è che la loro città si muova. In largo e in lungo. E, soprattutto, in alto. Tre torri che da noi c'è ancora un po' di ritrosia a definirle grattacieli che New York è, comunque, un'altra cosa e non sempre vuol dire meglio. La Torre Caputo, dal nome del suo architetto ideatore, si trova a sud ovest di Porta Nuova Varesine, sull'asse di Porta Nuova. L'identikit è da stropicciarsi gli occhi per la curiosità. Cristallo bianco spalmato in verticale lungo sessantanove metri. Nelle brochure edifici di questo genere vengono chiamati «architettura eccezionale» ma l'aggettivo non deve ingannare. Significa che è costruito con una serie di «eccezioni». Nel linguaggio di chi ci capisce si tratta di «architettura complessa iscritta in un disegno urbano complesso che si propone quale sintesi tra tipi e modelli architettonici (l'edificio a torre e la villa urbana)». Lì dall'alto la vista è, come si dice, incantevole. Anche senza mari e laghi da contemplare. Tanto la nebbia è solo un ricordo. Se guardi ad Oriente la promenade e il Giardino degli Aceri di Varesine; a Mezzogiorno l'asse di Porta Nuova e il centro città; verso ovest, Corso Como e Porta Garibaldi; e a Settentrione, il Parco della Biblioteca degli Alberi. La ratio dell'edificio è di vivere in sinergia con il mondo circostante. Un corpo non estraneo che prova a dare nuove prospettive alla zona senza intaccarne l'identità. La scelta del cristallo gioca sulle contrapposizioni tra un materiale lucente e brillante come il vetro bianco, e il nero opaco della pietra naturale (nero assoluto), che definisce le rotture del cristallo. La torre è di 15 piani residenziali ha appartamenti di diverse e varie tipologie. Sulla terrazza piscina. Al nono piano un alloggio è caratterizzato da un wintergarden, un cubo in lamelle di vetro a sbalzo sulla città. Un grattacielo di cristallo bianco che cambia lo skyline della città. Una Milano che fa le rivoluzioni con i guanti di velluto e senza gli annunci con la fanfara. Una città che sa che l'Expo è un appuntamento dove è proibito fare brutta figura con gli ospiti. E mancano solo sei anni. Pochi anche per fare una casa. Carlo Baroni