A Cannes e a Roma, il documentario di Michelangelo Antonioni che racconta il restauro della Tomba di Giulio II ROMA Mosé freme, ha lo sguardo accigliato e i lunghi capelli annodano imperscrutabili pensieri. Ha occhi di fuoco, puntati in una direzione indefinita, che quasi scarta chi gli sta di fronte. Poi, d'improvviso, la sua «terribilità» di placa, qualcosa si acquieta nella sua muscolatura e nella penombra che nasconde il compiersi di quegli immaginari movimenti si introduce un visitatore dell'eccezione, Michelangelo Antonioni. Lui, così schivo e poco autocelebrativo, si mette in gioco, entra in scena e cerca di penetrare nell'espressione del Mosé, in quello scatto contenuto d'ira, come scrisse Freud, che sposa la ragione e limita la passione. Il cortometraggio del 92enne regista ferrarese, presentato al festival di Cannes (nella sezione Classics) e ora in anteprima nazionale nell'ambito del Festival di Palazzo Venezia a Roma (25 maggio-2 giugno), dedicato ai documentari d'arte, provoca uno strano cortocircuito: il viaggio visivo procede a ritroso, affonda nel passato, verso Michelangelo (Buonarroti) e si chiude sul futuro, sull'altro Michelangelo, quello munito di macchina da presa e di occhi speciali. Quindici minuti di silenzio, di confronto diretto, tra dissolvenze, scorci imprevisti, «corrispondenze amorose» (la nodosa mano marmorea e la «vissuta» mano del filmmaker che si protende a toccare il capolavoro). A interrompere quell'intenso dialogo muto, solo i passi del regista che entra nella chiesa di san Pietro in Vincoli per il suo personale pellegrinaggio alla Tomba di Giulio II, il Magnificat IV toni di Giovanni Pierluigi da Palestrina e ancora i passi di Antonioni, sagoma filiforme che viene inghiottita dalla luce dell'esterno. Lo sguardo di Michelangelo, prodotto da Lottomatica insieme all'Istituto Luce, nell'ambito del «Progetto Mosé», ovvero il primo restauro - condotto dallo staff di Antonio Forcellino - in diretta mediatica, comunicato fase per fase, è una elegia sulla vita nonostante l'occhio del regista si posi su un monumento funebre, il più sofferto, quello che ha impegnato circa 40 anni dell'esistenza dell'artista che affrescò la Cappella Sistina. Non è casuale che tra i progetti recenti del regista ci sia l'Eros, principio di energia per eccellenza. Sospiri, fruscii, brevi rumori «quotidiani» sostituiscono colonne sonore di grande effetto e privilegiano l'avventura dell'opera, catapultandola in primo, primissimo piano, indugiando su particolari inediti, lasciando che le luci giochino con la levigatezza o ruvidità del marmo bianco. Sospende il tempo Antonioni, irremovibile nel suo obiettivo: restituire a quel complesso scultoreo di Michelangelo la stessa semplicità e purezza originaria. Due anni di ricerche e poi tre settimane di riprese per ripercorrere la storia di una genesi dalle emozioni contrastanti, odio, passione, tormento. E una lunga pausa dove lo sguardo diventa tattile, con il regista che accarezza le masse michelangiolesche, toccandone le pieghe più recondite, i pieni, i vuoti, la struttura spaziale, archittonica dell'insieme e, infine, il silenzio, quel senso di inafferabilità che domina l'intera opera. «Abbiamo fatto molti viaggi Michelangelo e io - spiega Enrica Antonioni, moglie del regista, facendosi interprete di una parola che lui non ha più - I viaggi ci hanno sempre guarito. Estraniarsi, andare a vivere in luoghi sconosciuti ci ha portato così lontani da noi stessi che poi il ritorno a casa a ritrovarsi, svuotati di sé, ma ricchi di esperienza, era sempre confortante. Andare a S. Pietro in Vincoli con Michelangelo a visitare la Tomba di Giulio II è ogni volta un viaggio. Ho visto Michelangelo davanti alla figura del Mosé completamente estraniato, come nel deserto africano. Il suo sguardo si posa lieve sulla figura del Mosé ed è capace di avere tutto il peso della memoria di ciò che nella sua vita ha visto, vissuto, imparato». Lo sguardo di Michelangelo - che verrà proiettato ancora nel corso della rassegna, sabato e domenica pomeriggio a Palazzo Venezia - continuerà la sua vita nelle sale, in televisione e infine in dvd. E c'è anche una possibilità che venga proposto agli Oscar, per la sezione cort