In attesa che la Corte costituzionale dica la sua sulla legittimità o meno del condono (la sentenza è attesa al massimo per il 10 giugno), il governo fa di tutto per incoraggiare gli abusivi a farsi avanti. Ieri la camera ha infatti definitivamente approvato con 221 sì e 157 no il decreto che proroga di quattro mesi, dal 31 marzo al 31 luglio, i termini per la presentazione delle domande di regolarizzazione per gli abusi realizzati e per il pagamento della prima rata. Un voto atteso, ma non del tutto scontato, visto che sullo stesso provvedimento nei giorni scorsi per ben due volte è mancato il numero legale. Per il relatore del provvedimento, il deputato di Forza Italia Gregorio dell'Anna, si tratta di «una misura di salvaguardia degli equilibri di finanza pubblica che permetterà di far entrare maggiori risorse nelle casse dello Stato», anche se fino a oggi i dati raccontano una realtà molto diversa. Il condono, infatti, ha fruttato appena un decimo dei 3,8 miliardi di euro attesi con ansia dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. In compenso dal 2003, cioè da quando il governo ha annunciato di far ricorso al condono, sono state realizzate circa 40 mila nuove costruzioni abusive. «Dopo il provvedimento ad hoc per villa Certosa - ha commentato il segretario dei Ds Pietro Fassino - il governo ha voluto la proroga dei termini del peggior condono mai avuto dall'Italia a fini elettoralistici». Per il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, invece, «ancora una volta, approfittando del fatto che l'attenzione dell'opinione pubblica focalizzata altrove, sui gravi problemi della guerra e del terrorismo, il governo Berlusconi e la sua maggioranza ha trovato il tempo per varare l'ennesima legge ingiusta e immorale». Per Legambiente e Wwf, infine, l'approvazione del decreto che proroga i termini del condono è «un premio per i furbi» e «un non senso che rischia di rivelarsi un boomerang per governo e maggioranza».