A Palazzolo cè la maggiore collezione al mondo di pompe di benzina. Ma Milano non la vuole Un sessantaseienne di Palazzolo ha collezionato per quarantanni distributori e insegne Un pezzo dItalia da Palazzolo ad Abu Dhabi. Ma che ne sanno laggiù dellItalia che, dopo la guerra, lascia la bicicletta, compra la Topolino e col cuore in gola va a fare benzina «alla pompa dellAgip»? Guido Fisogni quellItalia lì lha rincorsa e conservata. Ha messo insieme più di 8mila pezzi tra distributori, insegne e cianfrusaglie da stazione di servizio. «Una collezione che Christies ha valutato 5 milioni». Ora Fisogni non può più tenerla e cerca un acquirente. Solo gli arabi si sono fatti avanti. «Vogliono costruire un museo del petrolio: la mia collezione potrebbe finire lì». Fisogni non è entusiasta: «Spero sempre che, fino alla fine, succeda qualcosa e la raccolta resti in Italia. Sarei disposto anche a non guadagnarci». Sessantaseienne, ha messo insieme a Palazzolo Milanese, a colpi di cocciutaggine, «la più grande collezione del mondo di pompe di benzina». Ha cominciato negli anni '60. «Costruivo stazioni di servizio. Ho cominciato restaurando una vecchia pompa marchiata Bergomi». Altre centinaia di impianti sono seguiti. La collezione è cresciuta, di dimensioni e di valore: «Recuperare il passato significa riconoscere una dignità, anche estetica, agli oggetti». Nella collezione molti pezzi pregiati: «Ce nè uno del 1892. Un altro, progettato da Marcello Piacentini, lo usava personalmente Mussolini». Nel 1988 Fisogni trasformò la sua collezione in museo («ma non ho mai fatto pagare il biglietto»). Per alcuni anni il suo capannone, zeppo di insegne e distributori, fu punto di riferimento per gli studenti del Politecnico che studiavano i vecchi progetti. Anche gli archivi e i centri studi delle multinazionali del petrolio, che avevano demolito le vecchie stazioni, facevano capo alla sua gigantesca raccolta. Poi, dopo il 2004, la ditta di Fisogni ha chiuso e la collezione è stata smantellata. «Venderla è difficile. Nessun privato si è fatto avanti. Ci sono state trattative sia con la Regione Lombardia sia con i Comuni di Milano e Monza, proprietari dellAutodromo, ma non se nè fatto niente. Peccato, a loro la raccolta lavrei regalata». Anche con la Ferrari laffare è saltato allultimo minuto: «Volevano portare tutto a Maranello. Ma la Shell, lo sponsor, rifiutò i pezzi con loghi di ditte concorrenti». Adesso Fisogni è stanco e guarda allestero: «Mi dispiace. Perché Abu Dhabi è proprio lontana».