Carlo Latini: il Reate Festival potrebbe essere la vera svolta per questa città. In programma la realizzazione di un'orchestra e di un teatro stabile. Il progetto sembra già essere disegnato con chiarezza: il futuro di Rieti sarà il Belcanto. Carlo Latini, sovrintendente della Fondazione Flavio Vespasiano, non nasconde che l'idea del Reate Fesival, se lavorata egregiamente, potrebbe essere la vera svolta per la città. Quando è nata l'idea di un Festival che unisce Belcanto, Jazz e Danza? I primi vagiti di questa iniziativa vanno fatti risalire ad un incontro che Gianfranco Formichetti e Bruno Cagli ebbero circa due anni fa. Circa un anno e mezzo dopo, l'idea è stata ripresa e rivalutata dall'intera Fondazione. Abbiamo pensato che il Belcanto dovesse essere rivalutato e quindi restaurato. Ad esso abbiamo aggiunto il Jazz e la danza. È un terzetto inusuale, è unico. E proprio per questo credo possa avere un futuro importante e un grande successo. Il 6 luglio scorso, nell'ambito della presentazione del Reate Festival, lei accennò all'organizzazione, a partire dal prossimo anno, di un convegno internazionale sui temi della Cultura italiana ed europea. A ciò ha aggiunto la volontà della Fondazione di far diventare Rieti un "distretto della cultura". La città di Rieti e il suo territorio hanno la necessità di ricreare e recuperare la propria identità; quell'identità che permette di far comprendere ai pubblici potenziali chi si è. Per questo la Fondazione ha in mente due grandi progetti. Da un lato, la realizzazione, a partire dal prossimo anno, di un convegno sui temi della cultura e più in particolare sul Belcanto. Ad esso prenderanno parte i grandi intenditori della musica lirico-sinfonica a livello mondiale. E poi c'è il progetto di far diventare Rieti un "distretto della cultura". A partire da settembre cominceremo a lavorare a questo piano, per il quale abbiamo già in mente due importanti obiettivi: quello della realizzazione di un'orchestra stabile, magari diretta dallo stesso maestro Kent Nagano, e quello della creazione di un teatro stabile. La trasformazione della città in un distretto culturale sarà una forte attrazione turistica, e non solo: cosa più importante, porterà ad un netto aumento di offerte di lavoro. Abbiamo già in mente, grazie al legame realizzato dal Comune di Rieti con la Link Campus University of Malta, di dare vita a un corso universitario di Management dello spettacolo. E poi abbiamo intenzione di sfruttare il maestoso organo Dom Bedos-Roubo, affinché non resti solamente uno strumento inutilizzato all'interno della chiesa di San Domenico: aprire un corso di specializzazione per organisti. Importando cultura, si creerà un volàno di crescita territoriale. Rieti deve diventare un territorio 'complementare', ossia con la capacità di attirare altri pubblici provenienti da altri territori. Tutto ciò è possibile grazie alle capacità organizzative che in molti ci stanno invidiando, ma anche alle tre prestigiose figure - Giampiero Rubei, Bruno Cagli e Raffaele Paganini - cui è stata affidata la direzione artistica delle sezioni dell'evento Cosa accadrà a partire da mercoledì 26 agosto? Lunedì termina la prima edizione del Reate Festival che adesso è un punto di partenza, ma che il prossimo anno sarà un punto di arrivo. Sarà l'evento conclusivo di una lunga serie di iniziative e manifestazioni che la Fondazione metterà in campo nel periodo invernale, e che avranno come filo conduttore il Belcanto. Le prossime due edizione sono già garantite: quel che vogliamo ottenere è una continuità, che del resto la stessa città di Rieti ci sta richiedendo. Il prossimo anno la manifestazione durerà due settimane. Per la terza edizione vogliamo un programma della durata di ventuno giorni. Per questa prima edizione abbiamo utilizzato un budget costituito principalmente dai finanziamenti del Ministero ai Beni culturali. Da settembre avrà inizio un'opera di raccolta di sponsor nazionali per far sì che la caratteristica della kermesse sia sempre più l'internazionalità. Sarà anche grazie a loro, che fin da ora ci hanno chiesto di essere contattati per poter poi contribuire a realizzare il Festival, che il Festival riuscirà a crescere sempre di più Silvia Salvati
"Rieti diventerà un distretto della cultura".
Il Reate Festival potrebbe essere la vera svolta per Rieti. Il progetto, ideato da Gianfranco Formichetti e Bruno Cagli, unisce Belcanto, Jazz e Danza. La Fondazione Flavio Vespasiano ha in mente la realizzazione di un'orchestra e di un teatro stabile. Il progetto ha già un piano chiaro: il futuro di Rieti sarà il Belcanto. Il Reate Festival sarà l'evento conclusivo di una serie di iniziative e manifestazioni che la Fondazione metterà in campo nel periodo invernale. La manifestazione sarà un punto di arrivo per la prima edizione, che sarà seguita da due edizioni successive. La Fondazione ha già in mente due obiettivi: la realizzazione di un'orchestra stabile e la creazione di un teatro stabile.
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