Sono sotto gli occhi di tutti i ruderi di Santa Maria di Campogrosso ad Altavilla Milicia. Ma per gli automobilistici che sfrecciano veloci ogni giorno sullautostrada per Catania quei ruderi sono solo "la chiesazza". Eppure si tratta di un prezioso monumento, annesso ad un monastero dellOrdine di San Basilio, che può permettere di ricostruire la storia dei normanni in Sicilia. Alla chiesa, nota anche come San Michele di Campogrosso, il giornalista Rai Ernesto Oliva ha dedicato un saggio che muove i passi dalla sua tesi di laurea. È un saggio che fa un po di luce su questa chiesa dimenticata, raccoglie elementi anche inediti, rimette in fila i rari studi. La tradizione vuole che la chiesa sia stata fondata dopo la battaglia di Misilmeri fra saraceni e normanni, avvenuta nel 1068, preludio alla conquista di Palermo da parte dei cristiani. La chiesa, a unica navata, con tre absidi, alla fine del Duecento è però già in decadenza. A metà del '500 i pirati barbareschi la utilizzarono come base per le loro scorrerie sulla costa, fino a che gli spagnoli sconsacrarono ledificio e ne decisero labbattimento. Sono rimaste in piedi le strutture, oggetto di studi della Soprintendenza nel 1895. Lautore ha recuperato allArchivio di Stato importanti documenti che permettono una lettura più unitaria del monumento. Il libro, arricchito da una documentazione fotografica, recupera gli studi di Vlado Zoric sui segni dei lapicidi nei conci di calcarenite della chiesa che confermano la tesi che al duomo di Cefalù operarono le stesse maestranze impiegate ad Altavilla.