Nascono senza un progetto le celebrazioni per l'anniversario dell'unità d'Italia. Tra ostilità della Lega e interessi privati, storia di un flop annunciato Studente liceale andai in un luglio caldissimo a Torino per le celebrazioni del centenario dell'Unità d'Italia: c'era clima di festa, feci amicizie con italiani e stranieri, visitai accuratamente il Palazzo di Pier Luigi Nervi: una foresta con enormi palme di cemento armato entro cui erano ospitati i padiglioni delle diverse regioni d'Italia. Ciascuna regione illustrava, per la cura di studiosi e architetti rinomati, un tema che esprimeva il meglio della Puglia o della Lombardia. Mi chiedo cosa andrà a vedere un liceale dei nostri giorni nell'anno in cui si celebrano i 150 anni. Non c'è un nucleo di aggregazione propriamente topografico, non un tema dominante, non un disegno storiografico che possa darci l'idea di questo secolo e mezzo che come nazione abbiamo vissuto. Sia il governo Prodi che il governo Berlusconi hanno pensato poco o nulla al riguardo: appiccicare questa etichetta a un aeroporto, un auditorium, un campo di calcio è una inutile banalità. Perché se queste attrezzature o servizi sono necessari al Paese non si vede perché debbano ricadere in questo minestrone senza capo né coda. Che le idee fossero confuse se n'è avveduto Carlo Azeglio Ciampi che fu chiamato a presiedere il Comitato scientifico: l'ha fatto con il garbo e la severità dello statista che non capisce ancora dove la barca, di cui è nocchiero, è destinata ad andare. Come tutti o quasi tutti i Comitati celebrativi anche questo è costituito da un numero incredibile di membri, alcuni autorevolissimi, altri parte di quella marmellata che nella Prima Repubblica si indicava come costituta da 'nani e ballerine'. Ernesto Galli della Loggia, intervenendo tra i primi sull'argomento, ha mostrato con chiarezza che il 're è nudo'. Altri studiosi sono intervenuti con argomentazioni pungenti e non certo confortanti per il cittadino che vorrebbe inviare i propri figli liceali a partecipare a questo evento. Gli ha replicato il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi con una lettera al 'Corriere della Sera' che è assai più lunga dell'editoriale a cui risponde. La solfa, a cui si è ormai abituati, è che gli intellettuali fanno solo critiche e non sanno costruire nulla. Con un colpo d'ala Bondi propone un editoriale dal titolo significativo: 'La cultura senza politica'. Cosa sia questa cultura disossata o invertebrata francamente non si capisce: un classico saggio di Norberto Bobbio, dal titolo esemplare 'Politica e cultura' (1974), spiegò assai bene che senza l'una non si dà l'altra. Ma Bondi cita a mo' di medagliere istituzioni e fondazioni nate dal fertile cervello della corte di Giove-Berlusconi. Mi guardo bene dall'entrare nel merito di programmi culturali che faranno il loro corso negli anni a venire, visto che i tempi perché la cultura produca messi sono sempre lunghi. Anche il Pdl non si sottrae a questa logica. Ha poi Bondi la poco elegante idea di citare le benemerenze del suo ministero: qui davvero cascano le braccia, perché il ministro non un dito fino ad oggi ha mosso per fermare il piano-casa, né si è impuntato per i drastici tagli al bilancio per la tutela del patrimonio storico e artistico di cui è diretto responsabile, né mi pare si stia attivando perché L'Aquila non diventi un città fantasma. Ci saremmo attesi da così alta magistratura delle proposte concrete da sottoporre al Comitato: zero assoluto. Il fatto (politico) è che Bossi non le vuole queste celebrazioni: perché lui, all'Italia come nazione, non ci crede e si sta adoperando al suo meglio per disintegrarla questa nazione come ha dichiarato ripetutamente. Ora l'impasse politico è proprio questo ed è questo il rovello che dovranno affrontare hic et nuc Ciampi e le teste pensanti che sono nel comitato. I tempi sono strettissimi e gli esiti incerti, ma i temi da affrontare e illustrare non mancano: basta aver chiari gli ideali che, dal Risorgimento alla Resistenza, hanno costruito l'identità della nazione di cui siamo parte. Non dimenticando che la celebrazione non deve trasformarsi in una commemorazione o un funerale, ma in qualcosa di vivo e palpitante da comunicare a un pubblico assai vasto. Ai cittadini di questo paese va ricordato che il 'padano' Alessandro Manzoni sentì l'urgenza di "sciacquare i panni in Arno" e che Benedetto Croce parlava in napoletano ma scriveva un limpido italiano; va ricordato che il Michelangelo Merisi 'padano' divenne Caravaggio quando giunse nel crogiolo di Roma. Un esempio concreto da prendere a modello? È presto detto: quanto seppero fare i francesi quando celebrarono la Rivoluzione per eccellenza. n
L'IDENTITÀ DI UNA NAZIONE - 150 per caso
Il Comitato scientifico ha deciso di non celebrare l'anniversario dell'unità d'Italia. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha scritto un editoriale in cui sostiene che gli intellettuali fanno solo critiche e non sanno costruire nulla. Il ministro ha anche citato le benemerenze del suo ministero, ma non ha proposto alcuna soluzione concreta per la celebrazione dell'anniversario. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha deciso di presiedere il Comitato scientifico, ma non ha ancora proposto alcuna soluzione per la celebrazione dell'anniversario. Il tema della celebrazione dell'anniversario dell'unità d'Italia è stato oggetto di dibattito tra gli intellettuali e il ministro dei Beni culturali.
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