Con 221 voti favorevoli e 157 contrari martedì la Camera ha approvato definitivamente il decreto di proroga del condono edilizio. Quindi i termini del condono slittano dal 31 marzo al 31 luglio, trascinandosi dietro anche le date entro cui pagare per gli abusi commessi: la seconda rata scade il 30 settembre, la terza il 30 novembre. Compatto il voto favorevole del centrodestra - Tremonti non avrebbe perdonato -, compatto anche quello del centrosinistra, contrario, come sempre. Il mostro. Di fatto siamo al terzo condono partorito dal governo Berlusconi: un mostro che supera per gravità ed inutilità i suoi fratelli maggiori, il primo del 1985, il secondo del 1994 e il mostriciattolo senza capo né coda venuto fuori nei mesi scorsi, i cui termini sono desolatamente scaduti senza che arrivassero le migliaia di domande di sanatoria che i tecnici di Tremonti avevano preventivato per tenerlo in piedi. Un flop spaventoso. Così, dato che la Consulta sta per pronunciarsi sui ricorsi presentati dalle otto regioni contrarie al condono, il governo spera che tutto andrà liscio e che gli abusivi d'Italia si facciano coraggio e depositino le loro domandine, paghino il necessario per conquistarsi il paradiso e amen. L'obiettivo del superministro alle Finanze Giulio Tremonti è fissato a 3mila e 800 miliardi di euro di introiti. Non è certo che le cose vadano così: il 22 marzo scorso, secondo i dati diffusi dall'Adnkronos, le domande di condono presentate a Milano erano 350; 280 a Napoli; 100 a Bologna e 200 a Torino. In Sicilia nel comune di Palermo sono state 412. Il dossier. Ma proviamo a immaginare che vada come previsto dalla maggioranza. Secondo uno studio realizzato da Anci e Cresme nel settembre 2003 le risorse acquisibili dalle sanzioni, sarebbero pari a circa 5,1 miliardi di euro. I costi di urbanizzazione svetterebbero invece a 8,7 miliardi di euro che dovrebbero sborsare i Comuni. Il Cresme nel 2004 ha preventivato per i Comuni - a fronte di un introito dello Stato per la copertura della Finanziaria 2004 di 3,8 miliardi di Euro - una spesa di oltre 9,6 miliardi. Sono stati stimati anche i costi indicativi di completamento dell'urbanizzazione per abitazione in area intensiva (che riguarda circa il 30 delle opere): 18mila euro, che diventano 27mila in area estensiva e comprendono il 70 delle opere abusive. Da qui si arriva ai 24mila euro di spesa media per le opere di urbanizzazione che ogni comune deve affrontare e che generano quei 9,6 miliardi di cui sopra. Ancora qualche altro dato, frutto di un lavoro certosino del deputato Ds Fabrizio Vigni, aiuta a capire di cosa stiamo parlando. A Roma le entrate frutto dei due condoni precedenti sono state pari a 447 milioni di euro. Le uscite complessive sono state di 2.992 milioni di euro. Fatti i conti ogni cittadino ha versato una somma pari a 1.157 euro per interventi a vantaggio degli abusivi. Attualmente sul condono appena prorogato pende l'esame della Corte Costituzionale: ci sono ben 15 ricorsi su cui sta lavorando la Consulta. Otto le questioni di costituzionalità sollevate da Basilicata, Campania, Marche, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Friuli Venezia Giulia; le cinque sollevate dal governo contro le delibere di giunta della Campania e contro le leggi regionali antiabusivismo di Toscana, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Marche. Rispetto al passato la novità che sembra aver caratterizzato questa nuova spinta in avanti di mattone selvaggio (ad ogni annuncio di condono corrispondono migliaia di nuove abitazioni) è la localizzazione dei manufatti abusivi: non più nei centri urbani già edificati in maniera intensiva, ma uno spostamento, nel 70 dei casi, verso le aree di scarsa densità. Un particolare di non poco conto, perché portare le opere di urbanizzazione in una zona periferica non densamente abitata si traduce per le amministrazioni locali in un aumento vertiginoso delle spese. Tutti abusivi. Secondo il rapporto Ecomafia di Legambiente, l'evasione fiscale collegata all'abusivismo edilizio dal 1994 al 2002 è superiore ai 6 miliardi di euro. Grosso modo nello stesso periodo, (19942003), secondo una ricerca Legambiente-Cresme-Si le costruzioni abusive sono state 402.676. In un anno le costruzioni abusive sono state 40mila. Gli ambientalisti hanno trovato un nome per questa nuova città abusiva figlia del condono: Berlusconia. Sarà la prima, vera - e forse unica - grande opera del premier. Il fallimento. «Un fallimento per le casse dello Stato, un danno devastante all'ambiente ed alla legalità: ecco i risultati del condono edilizio che il governo ha voluto a tutti i costi prorogare», commenta a votazione appena avvenuta Fabrizio Vigni, capogruppo Ds in commissione Ambiente. Aggiunge: «Dei 3 miliardi e 800 milioni di euro previsti, lo Stato ha incassato ad oggi poco più del 10. Intanto, per effetto della politica del governo, tra il 2001 ed il 2003 l'abusivismo è tornato a crescere, con un impressionante aumento del 41». Per Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, «dopo il regalo è arrivato anche il premio per i furbi», mentre Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, si chiede: «Ma possibile che il governo Berlusconi non sappia fare altro che leggi per i furbi ed evasori?». E aggiunge che, mentre l'opinione pubblica era presa da altre tragedie, la guerra e il terrorismo, il premier ne ha approfittato per prorogare il condono. Luana Zanella avvisa il centrodestra: «Saranno gli elettori a giudicare la maggioranza anche per questo ennesimo regalo a chi calpesta la legalità». Dal governo arriva una parola di speranza, per bocca del ministro per i Beni e le Attività culturali, Giuliano Urbani: «Nel caso dei Beni culturali il condono non scatenerà l'abusivismo, come ritiene l'opposizione. Questa legge sul condono, che personalmente non ho approvato e che ho riconosciuto essere un provvedimento di emergenza, per quanto riguarda i beni culturali porta due importanti novità: non sarà possibile alcun condono nelle aree protette e saranno demoliti tutti gli edifici costruiti nelle vicinanze delle aree protette». Ma si può sanare quanto costruito sulle aree demaniali.