L'esposizione, che comprende anche molti pannelli illustrativi, si concluderà a fine anno. Buon successo delle aperture serali Anfore e altri reperti attirano tanti visitatori al Museo di storia naturale di via Roma LIVORNO. Le più recenti scoperte compiute lungo la via Firenze, nella zona dell'antico Portus Pisanus, sono al centro di una mostra in corso al Museo di storia naturale del Mediterraneo, richiamando molti visitatori fra scolaresche e turisti. Durante le tre aperture serali effettuate nel mese di luglio, l'esposizione ha totalizzato ben 1200 presenze, di cui oltre 600 durante la Notte bianca. La mostra, che rimarrà visitabile sino al 31 dicembre prossimo, è stata inaugurata in occasione di un convegno internazionale col quale si faceva il punto sui ritrovamenti archeologici di quell'area inquadrandoli nel contesto delle attività economiche (agricole e manifatturiere) esercitate in passato nell'immediato retroterra e nel resto del Mediterraneo dando vita ad un'intensa mole di scambi commerciali via mare. Nota sin dal '700 grazie agli studi di Targioni Tozzetti, poi proseguiti dal Chiellini nell '800, l'area del Portus Pisanus, situata alla periferia nord di Livorno, è stata indagata in modo sistematico dai primi del 2000 con gli scavi condotti dalla Soprintendenza dei beni archeologici della Toscana e dal Dipartimento di Scienze storiche del mondo antico dell'Università pisana attraverso un progetto di ricerca finanziato dalla Provincia di Livorno. La mostra, allestita all'interno della Sala cetacei del Museo, si compone di vari pannelli esplicativi, di reperti racchiusi in teca e di alcune ricostruzioni come quelle che riproducono a scala naturale un tratto di fondale marino di Portus Pisanus ed uno scarico di fornace rinvenuto a Cà Lo Spelli (nel territorio di Collesalvetti, fra Guasticce e Vicarello). I pannelli illustrati narrano le origini del Portus Pisanus facendo riferimento ai reperti di origine etrusca (VI-V sec. avanti Cristo) rinvenuti durante l'indagine nei livelli più profondi. Lo scavo del fondale risale invece al 2003 quando in località "Il Deserto" è venuto alla luce un tratto di litorale adibito alla movimentazione delle merci (sec. IV-II avanti Cristo) di cui è stata determinata la stratigrafia dal VI secolo avanti Cristo sino all'età medievale: uno studio che ha perciò consentito di ricostruire l'evolversi di quell'area portuale sino al finale interramento che poi ne decretò l'abbandono ai primi del '500. E' quindi illustrata la scoperta di un grande edificio commerciale, costituito da un porticato sorretto da pilastri risalente all'epoca imperiale. Altri pannelli ripercorrono poi la vita quotidiana di Portus Pisanus attraverso la produzione di ceramiche (a vernice nera, sigillata italica, etc.) e di splendidi vetri policromi. Si parla naturalmente anche dei "dolia" e delle anfore che i romani usavano stivare nelle navi onerarie, quali precursori degli odierni "containers", per trasportare olio, vino e "garum", una speciale salsa fermentata di pesce ed erbe aromatiche. Diversi sono stati, infine, i ritrovamenti di monete e di marmi fra i quali spicca indubbiamente una scultura di foggia leonina rinvenuta durante lo scavo dell'edificio commerciale: si tratta di uno dei sostegni (o "trapezofori") sui quali era poggiata una grande tavola marmorea risalente al II secolo dopo Cristo. ------------------------------ «Intanto riapriamo il museo civico archeologico» Lina Sturman (Città diversa): la città ha tanti reperti imballati da quasi settant'anni LIVORNO. Portus pisanus e non solo: Lina Sturmann, insegnante e responsabile culturale di "Città diversa", torna a porre la questione del museo archeologico. «L'amministrazione comunale sa o dovrebbe sapere - dice - che sono in suo possesso reperti villanoviani, etruschi e romani preziosi, imballati e tenuti in soffitte e scantinati. Sa o dovrebbe sapere che tutto quanto è stato trovato e scavato negli ultimi decenni non ha nessuna collocazione decente». Il riferimento è al «museo civico archeologico e numismatico, imballato fin dal 1940, la cui riapertura è stata sempre progettata, finanziata sulla carta e di fatto ogni volta rinviata per mancanza di volontà politica o di interesse amministrativo». «Fra questi reperti - dice Lina Sturman - ci sono proprio quelli provenienti dalla zona di Santo Stefano ai Lupi, nelle cui vicinanze in questi anni sono stati condotti gli scavi della Soprintendenza. Ma già una quarantina di anni fa nei pressi di un magazzino di gomme auto nella zona del Cimitero dei Lupi era stato ritrovato una parte di molo romano che, dimenticato da tutti, fu menzionato dal nostro candidato a sindaco Marco Cannito che all'epoca lo vide personalmente insieme ad altri ruderi». «Il Codice dei beni culturali - conclude l'insegnante - affida anche al Comune la tutela e la valorizzazione archeologica. Intanto aprire il museo archeologico, anche a tappe, in uno dei contenitori già ora disponibili per avere un centro propulsore per la ricerca e la cura dei beni storici sul territorio».
LIVORNO - ARCHEOLOGIA. E il Portus pisanus è già in mostra
Il Museo di storia naturale di via Roma a Livorno ospita una mostra su Portus Pisanus, un antico porto romano. La mostra, che si conclude a fine anno, include pannelli illustrativi, reperti e ricostruzioni. I reperti includono ceramiche, vetri e monete, e mostrano la vita quotidiana di Portus Pisanus. La mostra è stata inaugurata in occasione di un convegno internazionale e ha attirato 1200 visitatori, di cui 600 durante la Notte bianca. Il Portus Pisanus è stato indagato dagli scavi condotti dalla Soprintendenza dei beni archeologici della Toscana e dal Dipartimento di Scienze storiche del mondo antico dell'Università pisana.
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