«Sono ladri di storia che per ottenere un guadagno irrisorio provocano danni a volte irreparabili, distruggendo quel libro di storia vivente che è l'ambiente nel quale viviamo». Guglielmo Malchiodi, sovrintendente di Pisa, non concede attenuanti ai ladri di mattoni. Chi ruba un mattone dalle Mura di Lucca non commette un peccato veniale? «Chi si appropria di un "souvenir" è spinto dalla stessa molla di chi scrive il proprio nome su un monumento; è un problema di infantilismo, di crisi di identità a cui si dà una risposta sbagliata che è sintomo di cialtroneria e ignoranza. Così si cancellano i segni di una storia documentata da tanti manufatti, anche da quelli in apparenza meno importanti». Cosa si può fare per contrastare questo fenomeno? «L'unica via è l'educazione. La sorveglianza è impossibile. Bisogna spiegare che spesso al danno immediato dell'asportazione, c'è un danno aggiunto, spesso ancora più grave. A volte vengono provocati ad arte dei piccoli crolli per appropriarsi di tegole o coppi che finiscono per infliggere danni gravissimi alle coloniche». Si rubano perfino le pietre dei muretti a secco... «E' un fenomeno comune e che era assai frequente nell'Europa tardomedievale, ma allora c'era un senso di continuità con l'epoca romana che oggi è completamente perduto». (c.b.)