Il nuovo soprintendente, Lorenza Mochi Onori, punta a valorizzare ulteriormente il sito di Capodimonte che considera «strepitoso». Un obiettivo che rientra in una strategia complessiva di rilancio del patrimonio artistico e culturale che Napoli possiede attraverso interventi mirati e una gestione funzionale Sperano che il nuovo soprintendente, tra le prime cose, risolva i problemi organizzativi legati al personale in forze presso la rete museale di Napoli. Sempre più ridotto al minimo, in attesa che scatti il necessario turn over. Ma le organizzazioni sindacali prima di addentrarsi nelle problematiche tengono a riconoscere due peculiarità nel lavoro svolto in questi anni da Nicola Spinosa. La prima: la capacità di essere riuscito a rilanciare l'immagine di Napoli nel mondo; la seconda: essere riuscito a intessere un dialogo con i vari governi a prescindere dal loro colore politico. «La questione cruciale sul tappeto - spiega Gaetano Placido della segreteria Fp-Cgil con delega ai lavoratori in forza ai ministeri - resta la riorganizzazione dei servizi al Polo museale. Occorre cioè ripensare il lavoro dopo le forti riduzioni, a causa dei prepensionamenti, dei lavoratori incaricati di vigilare e accogliere i turisti. Non c'è stato il necessario turn-over e si sta tentando in tutti i modi di privatizzare il servizio». Eventualità quest'ultima fermamente respinta dalle organizzazioni sindacali ben consci, però, che a sbloccare il turn over è il governo centrale. «Da tempo, però, stiamo sollecitando la soprintendenza regionale dei beni culturali per aprire una discussione sull'intera pianta organica per permettere la mobilità di personale da una struttura ad un'altra». Sulla stessa linea anche Gerardo Ceres, della segreteria provinciale Cisl con delega all'amministrazione pubblica. «Sicuramente occorre lavorare - spiega - per mettere in rete tutto il circuito espositivo. Anche se resta il problema del personale a cui spesso si è sopperito anche utilizzando i lavoratori socialmente utili senza però un'adeguata programmazione nei giorni di massima affluenza di pubblico. Creando così disagi ai turisti». Un problema di organico che però spetta risolvere al governo. «È chiaro, ma spero che il nuovo soprintendente ci incontri al più presto per discuterne. E spero anche - continua Ceres - che sia capace, come Spinosa, di interagire e farsi ascoltare dal governo per avere attenzione e i necessari finanziamenti». Concordi poi sono entrambi sul lavoro svolto in questi anni da Spinosa. «Gli va riconosciuto - dicono - come, attraverso mostre e grandi appuntamenti, sia riuscito a rilanciare il Polo museale e l'intera città. Un impegno che, speriamo, persegua anche il suo successore». «Consapevole del ruolo di grande prestigio, lavorerò al meglio per valorizzare ancora di più siti strepitosi come Capodimonte o San Martino». Poi aggiunge subito: «In particolare il primo, poco visitato dai napoletani...un peccato mortale, secondo me». Di più non dice Lorenza Mochi Onori, nominata da appena ventiquattr'ore, soprintendente del Polo museale di Napoli al posto di Nicola Spinosa. Un passaggio di testimone che avverrà (materialmente) il 7 settembre. Poi il giorno dopo la presentazione ufficiale alla stampa da parte dello stesso Spinosa che presenterà il suo successore. Per ora, invece, la Mochi Onori è alle prese con il trasloco da Urbino a Napoli. Un incarico prestigioso in una città con un patrimonio inestimabile ma, spesso, poco fruibile. «Napoli è straordinaria sotto questo punto di vista ma la conosco ancora poco. Dopo sei anni intensi di '400 marchigiano devo vedere, studiare, analizzare. Molto. sarà necessario un periodo di ambientamento in cui Nicola mi sarà vicino per darmi consigli. Comunque tra qualche giorno sarò a Napoli e inizierò a lavorare subito». Ha già idea da cosa iniziare? Ha stilato già un programma? «È un po' presto per parlarne ora. Da un paio di mesi ho iniziato a studiare e mi sono concentrata sulla vostra città. Ho delle idee ma vanno verificate nella loro fattibilità con i colleghi. Senza contare i progetti già messi in campo dal mio predecessore che non verranno toccati. A cominciare dal grande mostra sul Barocco che sarà il saluto di Nicola. Conto molto, comunque, anche sui funzionari della Soprintendenza: una struttura molto ben organizzata e formata da dirigenti preparati. E questo è già un grosso vantaggio». Il suo nome era già circolato: quindi in queste settimane sarà stata a Napoli per rendersi conto della situazione? «Un paio di mesi fa, quando mi è stata accennata la possibilità di ricoprire quest'incarico, sono venuta per una giornata. Era molto tempo che non vi mettevo piede. Una manciata di ore però sono poche per rivedere Capodimonte, ci vorrebbe una settimana vista la quantità di opere d'arte, o la certosa di San Martino, un posto unico al mondo ma...». Ma? «Poco visitati dai napoletani, un peccato mortale secondo me perché parliamo di un patrimonio unico della vostra città. Per questo, tra le prime cose, vorrei verificarne eventuali difficoltà logistiche. Perché Capodimonte, in particolare, ma anche San Martino o Castel Sant'Elmo sono monumenti strepitosi da valorizzare in ogni modo». Lei eredità una poltrona sempre occupata da dirigenti del calibro di Bruno Modaioli, Gino Doria e Raffaello Causa. Tutti napoletani. Senza contare Nicola Spinosa, un soprintendente-intellettuale che con la sua vis polemica non le ha mai mandate a dire. «L'eredità, il confronto, sulle prime può anche mettere paura ma ho deciso di accettare la sfida. Nicola poi, è chiaro, resta una persona unica: ha dato un'impronta internazionale al suo lavoro e alla città. Il mio lavoro continuerà su questo solco anche se sono meno polemica di lui». Resta il fatto che lei non è napoletana. «Mio suocero era un ammiraglio ed è morto a Napoli: c'è anche una strada intitolata a lui. Pensa che basterà a essere considerata un po' napoletana?».