La statua ai Mille incompiuta dopo 50 anni A Marsala una discarica al posto della barca che doveva ricordare la spedizione. Abbandonate anche le tombe di Cavour e di Mameli Piste ciclabili, parcheggi, cinema, teatri, ostelli della gioventù e perfino(...) (...) campi da calcio. Il governo Prodi, come riferito ieri da Libero, non aveva messo limiti alla fantasia né alle spese (finora sono stati impegnati oltre 300 milioni di euro) nel programmare i festeggiamenti per il centocinquantesimo anno dell'Unità d'Italia. Eppure a Marsala, proprio dove l'unificazione del Paese è simbolicamente e anche materialmente cominciata, a ricordare la spedizione dei Mille c'è un monumento che aspetta di essere finito da quasi cinquant'anni. Le camicie rosse, al seguito di Giuseppe Garibaldi, ci impiegarono poco più di due mesi (dall'11 maggio al 20 luglio) per liberare la Sicilia dai Borboni. Quarantanove anni non sono bastati per finire un monumento che ricordi agli italiani la spedizione dei Mille picciotti. Da trent'anni a Marsala, sul Lungomare Mediterraneo, c'è lo scheletro di un enorme barcone in cemento armato che simboleggia l'approdo in Sicilia occidentale dei Mille volontari (in realtà erano 1088 e, tra loro, c'era anche una donna, Rosalia Montmasson) partiti da Quarto. C'è la buca, ci sono le colonne. Manca tutto il resto. Il progetto del monumento ai Mille è del 1960, venticinque anni dopo l'allora premier Bettino Craxi arrivò in pompa magna a Marsala per posare la prima pietra ma, passato il clamore dell'ufficialità, spenti i riflettori sull'evento, si scoprì che sul terreno esisteva un vincolo demaniale. Il monumento era abusivo. Stop. I lavori furono bloccati per anni. Il monumento rimase una chimera, una missione molto più complicata dell'annessione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte. Quindici anni dopo, il sindaco Salvatore Lombardo, che di mestiere faceva il notaio, sanò l'irregolarità e restituì ai marsalasi il sogno di quel barcone nel cuore della città. L'architetto Emanuele Mongiovì che si aggiudicò il progetto nel lontano 1960, cominciò a lavorare. Voleva realizzare una vela di oltre 50 metri quadrati e a prua, svettante per cinque metri, voleva piazzarci l'eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi. L'architetto faticò a trovare le gigantesche lastre di marmo travertino e morì prima di completare l'opera. I lavori si bloccarono nuovamente. Quella barca fu abbandonata. Affondata dagli interessi politici, incagliata nel disinteresse sociale. In poco tempo, la barca che doveva essere il ricordo dei Mille garibaldini diventò il rifugio di decine di tossici e barboni. Oltre che una discarica. Due anni fa, al Comune di Marsala, è arrivato l'avvocato Renzo Carini (PdL) che ha fatto del monumento ai Mille la sua causa più importante. «Il Comune ha bandito un concorso di idee MilleLuci per completare finalmente il monumento. Lo ha vinto un giovane architetto di Siracusa che ha previsto di mantenere la struttura originaria della barca e, a ricordare i mille picciotti, ci saranno mille luci. I lavori cominceranno a gennaio e contiamo di terminarli per il l50esimo dell'Unità d'Italia. Mancano ancora due pareri, speriamo bene...». Chi paga? «Abbiamo finanziato la prima tranche dei lavori che costeranno 4 milioni, ma abbiamo inviato alla Presidenza del Consiglio, il progetto perché sia inserito tra quelli finanziabili in vista del 150esimo. Prodi aveva previsto soldi per opere che con l'unità d'Italia non c'entrano nulla, vuole che Berlusconi lo neghi ai Mille"? Il sindaco di Marsala non sa che molto più a Nord la lapide di un altro eroe del Risorgimento, Camillo Benso conte di Cavour, è illeggibile. A Santena, pochi chilometri da Torino, la casa e la tomba di Cavour sono assediate. Oggi, i nemici del Conte sono i mosconi, le infiltrazioni d'umidità che devastano le pareti, le ragnatele che avvolgono il suo busto in marmo e la polvere che lo ricopre come un mantello. E, riferisce la Padania, neanche un cartello, in paese, indica la strada per arrivare danno dei padri della Patria. Goffredo Mameli era messo anche peggio. La sua tomba al Verano era ricoperta di aghi di pino, l'aiuola a terra era attraversata da tubi arrugginiti, la bandiera, nera come il marmo, era fermata da una pietra. Dopo la denuncia del Corriere dalla Sera, statua, bandiera e marmo sono stati ripuliti. Qualche anno fa la tomba di Garibaldi a Caprera fu infestata dalle zecche tra lo sconcerto dei turisti e l'amarezza della nipote Anita che minacci di trasferire la salma al Gianicolo, La discendente dell'eroe dovrebbe farsi una passeggiata sul colle romano per rendersi conto che al monumento di Garibaldi e a quello della sua omonima Anita, non viene riservato un trattamento migliore: anneriti, scheggiati, deturpati. A San Martino della Battaglia la base della torre-simbolo della vittoria piemontese e francese contro le truppe austroungariche si sta sgretolando, dal pavimento sale umidità. Servono 800mila euro, per questo la "Società Solferino e San Martino», ha aperto una sottoscrizione. L'Unità è stata fatta anche qui, ai bordi del lago di Garda: il 24 giugno 1859, alle otto del mattino cominciò la battaglia. La vittoria arrivò dopo dieci ore e migliaia di morti. Allora si faceva l'Italia. Oggi non si fa neanche una barca di marmo. Però si festeggia l'Unità con campi da calcio e parcheggi.
Incompiuti pure i Mille. Celebrazioni per i 150 anni
A Marsala, in Sicilia, un monumento ai Mille, simbolo dell'Unità d'Italia, è stato abbandonato per 50 anni. Il progetto, iniziato nel 1960, prevedeva una barca di cemento armato con una vela di 50 metri quadrati e un'era di Giuseppe Garibaldi. Tuttavia, i lavori si sono fermati a causa di vincoli demaniali e di problemi di finanziamento. Nel 2007, il Comune di Marsala ha bandito un concorso per completare il monumento, che è stato vinto da un giovane architetto. I lavori inizieranno a gennaio e si spera di terminarli per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia.
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